Egitto: Al Sisi frena le proteste con una nuova ondata di arresti

Ieri è tornata in piazza l’opposizione egiziana. Le autorità hanno risposto con un grande dispiegamento di sicurezza. Arrestati 35 giornalisti

In Egitto, continuano le proteste contro il governo e il presidente Abd al-Fattah al-Sisi. Le manifestazioni, a cui hanno preso parte i socialisti rivoluzionari, il partito al-Dustour del premio Nobel al-Baradei, il Popular Current Party e i Fratelli Musulmani, sono state innescate dalla decisione dell’esecutivo di vendere due isole strategiche nel Mar Rosso all’Arabia Saudita. Vicenda, quest’ultima, sentita come un’insopportabile violazione di sovranità dalle forze di opposizione.

Così ieri i dimostranti sono scesi nelle strade de Il Cairo, Alessandria e altre città egiziane. Per tutta risposta, i governi locali e quello centrale hanno schierato numerosi agenti in tenuta anti-sommossa e blindati. Secondo Freedom for the Brave, circa 150 persone sono finite in manette, anche se la maggior parte pare essere stata rilasciata.

Già alla vigilia delle proteste era chiaro con quali modalità si sarebbe garantito l’ordine pubblico. La procura di Giza, ad esempio, ha messo in custodia preventiva per 4 giorni dirigenti del Movimento del 6 Aprile (soggetto politico decisivo nella rivolta del 2011).

Il regime di Al-Sisi, che continua ad avere un atteggiamento conflittuale con l’informazione libera, ci è andata giù pesante anche con i reporter ieri. Il vice presidente del sindacato della stampa egiziana, Jaled al-Balshi, ha dato notizia dell’arresto di 35 giornalisti, che in diverse città cercavano di raccontare le proteste.

Dei trentacinque, 25 reporter sono stati rilasciati. Per il Daily News Egyp, altri dieci risultano essere ancora in stato di fermo. Tra questi ci sarebbero anche quattro stranieri: un danese del settimanale egiziano Al Ahram Weekly, e dei francesi Jenna Le Bras, del sito internet Middle East Eye, e di Samuel Forey e Francois Hume-Ferkatadji, di Radio Free Europe.

Ma non è tutto. Nelle ultime ore, fonti della sicurezza rendono noto che degli attivisti politici sono stati fermati dopo un’incursione nella sede del partito El Karama, a Dokki. Gli arrestati sono accusati di insubordinazione, di pubblicazione di informazioni false e di tentativo di rovesciamento del regime.