Il referendum e il bullismo ideologico del #ciaone

L’avversario politico come uno zimbello da sfottere. È questo che ci lascerà in eredità l’era renziana. Per tacer del giornalismo.

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Il cosiddetto referendum sulle trivelle è stato dimenticato dai telegiornali (a partire dal Tg1). È stato oggetto addirittura di un errore marchiano da parte di SkyTg24 che ha scritto nel crawl delle notizie che si sarebbe votato solo in 9 regioni.

Nell’editoriale di oggi di Scalfari è diventato un referendum che non interessa a tutti ma solo alle regioni che hanno uno sbocco sul mare. Anzi, nemmeno tutte.

«non riguarda chi vive in terre lontane dal mare e quindi del tutto disinteressate all’esito referendario. Non riguarda per esempio Piemonte e Lombardia.
E neppure gli abitanti dell’intera costa tirrenica visto che i giacimenti petroliferi sono stati individuati soltanto nella costa adriatica e ionica».

Se Scalfari avesse ragione – e non ce l’ha, sia chiaro –  allora, giusto per citare un tema altrettanto controverso e molto caro ai renziani e ai tifosi dello sviluppo ad ogni costo, la Tav Torino-Lione riguarderebbe solo la Val di Susa, quindi si dovrebbe fare un referendum consultando solamente la popolazione interessata dalla grande opera (che però, quando fa comodo, viene accusata di soffrire della sindrome Nimby). Se Scalfari avesse ragione, allora dovremmo tornare all’Italia dei Comuni, perché agli abitanti di Codroipo non interessa nulla di quel che accade a Sperlinga.

Scalfari non è solo, ovviamente.

Napolitano ha definito il referendum pretestuoso.

Nella sua newsletter, Renzi, con una serie di capriole, aveva di fatto avallato il sostegno al non voto con questa frase:

«Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no».

Insomma, che questo referendum non piacesse all’universo renziano era molto chiaro.

Su Twitter, Ernesto Carbone, deputato Pd, perde il controllo, l’aplomb (ammesso che sia una dote dell’universo renziano) e il senso della misura quando gli sembra chiaro che non si arriverà al quorum e sfotte chi è andato a votare con un Tweet da tifo calcistico e l’hashtag #ciaone.

È il capolavoro finale di un bullismo ideologico che continua a tratteggiare chiunque la pensi diversamente alla stregua di un povero idiota: una volta sono menagrami, una volta gufi, una volta professoroni, una volta invidiosi, una volta #ciaone.

Tutto questo, sia chiaro, non ha nulla a che vedere con qualsivoglia categoria politica.

È solo uno spettacolo deprimente.