Egitto: le opposizioni sfidano il regime di al Sisi e tornano in piazza

Miglia di manifestanti in piazza a Il Cairo per protestare contro la vendita di due isole strategiche all’Arabia Saudita

Sfidando il rischio di essere condannati fino a tre anni di carcere, migliaia di cittadini si sono riuniti ieri a Il Cairo per protestare contro la vendita di due isole strategiche nel Mar Rosso all’Arabia Saudita . Misura, quest’ultima, decisa dal presidente Abd al-Fattah al-Sisi per far fronte alla crisi economica. La manifestazione non era stata autorizzata, ma il Movimento 6 aprile, che ha guidato la rivolta del 2011, e dichiarato oggi come “organizzazione terrorista”, è tornato allo scoperto per dire no a quella che viene giudicata una intollerabile violazione di sovranità.

Alla manifestazione hanno aderito i socialisti rivoluzionari, il partito al-Dustour del premio Nobel al-Baradei, il Popular Current Party e i Fratelli Musulmani. Questi ultimi ormai sono fuori legge dopo il colpo di Stato del 2013. E’ giusto ricordare la caratterizzazione composita del movimento, visto che il regime da anni tende a far credere che ogni forma di opposizione debba essere riconducibile alla Fratellanza di matrice islamista, quando in realtà nelle carceri egiziane sono tantissimi gli attivisti laici.

La protesta è stata organizzata attraverso una pagina Facebook, in forma anonima. Lo slogan lanciato sul web, “La terra è l’onore”, si è dimostrato efficace. Per la maggior parte della popolazione, che vive in condizioni precarie e che ha visto la perdita di molti diritti sul lavoro, la cessione delle isole di Tiran e Sanafiral al re saudita, Salman Ibn Abdulaziz, ha palesato l’incapacità di una classe dirigente repressiva e corrotta.

Intanto, al-Sisi ha cercato di silenziare i media sulla vendita delle isole. Per fortuna ci sono ancora testate che difendono la loro indipendenza con coraggio, come il Daily News Egypt, dal quale il politologo Ammar Ali Hassan scrive: “Il presidente getta le responsabilità sui media, senza guardare ai fallimenti dovuti alla sua cattiva gestione e alla mancanza di esperienza. Temo che la prossima volta manderà un messaggio più diretto, misure contro gli oppositori”. Il commentatore si riferisce alle dichiarazioni di al-Sisi alla vigilia della manifestazione, in cui aveva apertamente accusato i giornali di diffondere notizie false.

Ma la realtà è un’altra, e la fotografano bene le varie organizzazioni umanitarie. Tra queste Human Rights Watch, che denuncia che dall’ottobre 2014 a oggi ci sono stati almeno 7.420 civili giudicati da corti militari, spesso in processi che “violano il diritto fondamentale ad un giudizio equo” e “accelerano la repressione degli oppositori”.

La forza di al-Sisi rimane principalmente legata ai suoi appoggi internazionali. Non c’è solo l’Arabia Saudita con i suoi 20 milioni di dollari di investimenti, ma anche l’Unione Europea, l’Italia (primo partner commerciale europeo del regime), la Francia e la Banca Mondiale, che ieri ha dato il via libera al primo di tre miliardi di dollari di finanziamento per sostenere l’economia egiziana.