Renzi ora contro il referendum, nel 2012 sosteneva lo sviluppo delle rinnovabili

Secondo il Presidente del Consiglio il voto sulle trivelle è una “bufala”

Ne è passato di tempo da quando le televisioni di Silvio Berlusconi promettevano agli elettori domeniche di sole su tutta la Penisola e consigliavano le opzioni di un bel pic nic e di una scampagnata al rito collettivo delle urne dei referendum abrogativi “scomodi” al loro padrone.

Se Berlusconi mandava avanti i suoi luogotenenti per salvare le apparenze, Matteo Renzi non si mette la maschera e, come molti membri del suo Governo hanno già fatto, ribadisce il suo ruolo di “sabotatore del quorum”. Non gli è bastato non accorpare il referendum alle amministrative, no, da qualche settimana a questa parte, proporzionalmente all’aumento dell’interesse sul referendum, il Presidente del Consiglio ha iniziato una campagna di demolizione delle motivazioni del sì.

Come? Con lo stile comunicativo di sempre: negando le evidenze prima, bollando le ragioni della scienza e dell’etica come “bufale” poi.

“Ripeto fino alla noia, scusandomi con chi ha già sentito queste considerazioni, sulla bufala trivelle. Non c’è nessun referendum sulle trivelle. Non c’è una sola trivella in discussione: solo la scelta se continuare a estrarre carbone e gas fino all’esaurimento del giacimento senza sprecare ciò che già stiamo utilizzando oppure fermarsi a metà alla scadenza della concessione”,

ha detto oggi Matteo Renzi.

È evidente a chiunque si sia informato sulla questione come il voto di domenica sia soprattutto un voto di indirizzo, un modo per iniziare il prima possibile il cammino verso un piano energetico basato, prioritariamente, sulle energie rinnovabili.

Se il Presidente del Consiglio volesse una competizione onesta, limpida e leale direbbe di andare a votare, ma no, Renzi dice di non andare a votare, vuole la garanzia di far vincere – lui, rottamatore – il vecchio modello sviluppista e concentrazionario dell’Ottocento. Quella di Renzi è una visione economico-politica vecchia di oltre un secolo e fa sorridere che per sostenere la sua tesi si appoggi – lui, rottamatore – alla dichiarazione di un politico novantenne:

“Ogni scelta è legittima. Come ha magistralmente spiegato Giorgio Napolitano oggi in una intervista, se un referendum prevede il quorum la posizione di chi si astiene è costituzionalmente legittima al pari delle altre. Nel caso di un referendum con quorum sostenere le ragioni di chi non vuole andare a votare ha la stessa identica dignità di chi dice sì o no”.

Poi Renzi pigia il tasto in grado di rendere sensibili milioni di italiani, quello dell’occupazione:

“dicono che si voti sulle rinnovabili, su un nuovo modello di sviluppo, sull’alternativa alle energie fossili. In realtà si chiudono impianti che funzionano, facendo perdere undicimila posti di lavoro e aumentando l’importazione di gas dai paesi arabi o dalla Russia”.

Tutto molto ma molto diverso dal programma delle primarie 2012, quello in cui auspicava un radicale cambiamento di direzione nella politica energetica. Leggiamo:

“2. Rinnovabili per un’energia meno cara e più pulita. Come i più avanzati Paesi europei l’Italia deve portare nei prossimi vent’anni le rinnovabili sopra il 50% del fabbisogno energetico: questo ci farebbe risparmiare molti miliardi sulle importazioni di petrolio e di gas, consentirebbe di ridurre le emissioni inquinanti, aiuterebbe a creare centinaia di migliaia di posti di lavoro. Gli incentivi allo sviluppo delle fonti rinnovabili devono continuare fino al raggiungimento, ormai prossimo, della parità di costi con le fonti tradizionali, e vanno calibrati in modo da pesare il meno possibile sugli utenti e orientati a favorire le competenze e le eccellenze della ricerca e dell’industria italiana”.*

Come si concilia l’auspicio di rinnovabili sopra il 50% con le dichiarazioni d’amore all’industria estrattiva delle ultime settimane? O, meglio, come si concilia la persona che tre anni e mezzo fa proponeva questo modello progressista con quella che taglia i sostegni alle rinnovabili e difende a spada tratta gli interessi dell’industria delle risorse fossili?

Per superare la percentuale del 50% non devono soltanto crescere le rinnovabili, devono diminuire le fossili. Lo capisce anche un bambino. Se non si comincia subito, la rincorsa delle rinnovabili rischia di sembrare il paradosso di Achille e la Tartaruga.

Un’ultima domanda. Con quale credibilità Matteo Renzi potrà firmare l’accordo di Parigi il prossimo 22 aprile dopo avere chiesto agli italiani di non recarsi al voto il 10 di aprile?

Via | La Stampa

*Pag. 27 del testo Primarie 2012 Matteo Renzi Adesso! Il testo si trova in formato pdf.