L’ex capo dei Ris Luciano Garofano: “non ho lasciato l’arma a seguito dell’inchiesta aperta nei miei confronti”

Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, attualmente iscritto nel registro degli indagati della Procura con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso ideologico, ha tenuto ieri la conferenza stampa anticipata due giorni fa, nel corso della quale ha spiegato il motivo del suo congedo e presentato la sua versione


Luciano Garofano, ex comandante del Ris di Parma, attualmente iscritto nel registro degli indagati della Procura con l’accusa di truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso ideologico, ha tenuto ieri la conferenza stampa anticipata due giorni fa, nel corso della quale ha spiegato il motivo del suo congedo e presentato la sua versione dei fatti per quel che riguarda le accuse mosse nei suoi confronti.

Smentisco categoricamente di aver abbandonato l’Arma a seguito dell’inchiesta aperta dalla Procura di Parma nei miei confronti. Si è trattato di motivi professionali, personali e familiari. Io ero andato a Parma per organizzare un laboratorio di scienze forensi, come quelli che avevano altri Paesi. Ci ero riuscito e quindi trasferirmi a Roma era come l’interruzione di un sogno e ho deciso di lasciare l’Arma, perché voglio continuare a fare le mie attività, scrivere, fare il docente, tutte cose che il trasferimento a Roma mi avrebbe impedito.

Ha poi affrontato la questione delle consulenze da lui svolte come consulente di varie procure, e non come comandante del Ris: per farlo ha utilizzato attrezzature e personale appartenente all’Arma durante l’orario di ufficio e ne ha percepito i compensi.

A questo proposito Garofano afferma di non aver nulla da nascondere:

Abbiamo trattato casi molto complessi, come Cogne o l’omicidio di Tommaso Onofri. Quando ricevevamo gli incarichi dalle procure, la mia scelta era quasi sempre quella di svolgere l’attività nell’orario di lavoro senza perseguire emolumenti, proprio per rispondere in modo efficace e veloce. Solo un piccolo numero di consulenze, e io personalmente ne ho fatte due negli ultimi cinque anni, si facevano fuori dall’orario di lavoro percependo un emolumento.
Io e i miei uomini del Ris abbiamo sempre lavorato alla luce del sole, tutto è stato registrato. Di 6.500 casi affrontati in un anno, quelli a pagamento sono stati uno scarso 2% ed erano tutti autorizzati dal pm. Nella nostra attività la norma prevede che si possa fare anche attività extra-professionale a pagamento fuori dall’orario di servizio. Ebbene di 6.500 casi di cui ci siamo occupati in un anno, quelli a pagamento erano non piu’ di 60/70 casi, quando l’Autorità giudiziaria decideva di darci emolumenti.

E per quanto riguarda il processo che potrebbe partire, i legali di Garofano non hanno dubbi:

Se questo processo non si archivia subito c’e’ il rischio che tutti i consulenti rischino un procedimento penale del generale ma a questo punto si farebbe un processo dello Stato nello Stato.

Nel frattempo si sono fatti avanti decine di giudici e pm che si sono detti pronti a testimoniare a favore di Garofano. Staremo a vedere come si evolverà la vicenda.

Via | IGN

Ultime notizie su Inchieste e processi

Tutto su Inchieste e processi →