Elezioni Comunali 2016, Commissione antimafia: “Decine di comuni sotto osservazione, inclusa Roma”

Le amministrazioni locali sono il primo varco delle mafie nel sistema politico ed economico.

La presidente della Commissione Antimafia Rosy Bindi ha reso noto oggi che l’organo di cui è alla guida vuole avviare un lavoro di osservazione delle liste candidate alle elezioni comunali del 5 giugno prossimo nei Comuni sciolti per mafia e anche in quelli precedentemente sciolti per mafia e in cui non si è mai tornati a votare per mancanza di liste (come è successo per esempio a Platì). Sotto osservazione andrebbero anche alcuni comuni che hanno avuto la commissione d’accesso e che sono in commissariamento: tra questi ultimi c’è anche la capitale Roma.

Bindi ha spiegato:

“C’è stata in Ufficio di presidenza una sostanziale unanimità sulla relazione che ho illustrato la volta precedente e che è sostanzialmente pronta. La relazione annuncia la impossibilità da parte della Commissione di fare un lavoro su tutte le liste delle amministrative, con 1400 comuni che vanno al voto: si tratta di più di 150 mila candidati. I tempi e gli strumenti che abbiamo a disposizione sono limitati e non ci consentono di fare questo lavoro e qualunque campionamento sarebbe stato arbitrario”

Nel dettaglio, la presidente della Commissione Antimafia ha chiarito:

“Nella relazione si denunciano due dati di fatto che sono per noi segno di particolare preoccupazione: sono proprio le amministrazioni locali il primo varco delle mafie nelle pubbliche amministrazioni, nei rapporti con la politica e anche nell’economia. Quindi il nostro allarme è particolarmente forte. Si va a votare in molte realtà nelle quali le mafie hanno dimostrato di essere luoghi di insediamento. Ho avuto mandato a elaborare una proposta che farà parte della relazione e che si caratterizza intorno a questi comuni che non potranno non essere oggetto di valutazioni da parte dell’Antimafia. La mera applicazione del nostro Codice non è sufficiente a fare l’effettiva foto del rischio di infiltrazione mafiosa. Su queste realtà faremo una relazione che andrà oltre l’applicazione del Codice. Vogliamo acquisire informazioni che vadano oltre il semplice dato giudiziario legato al carico pendente dei reati”

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