Usa, Washington: protesta per cambiare finanziamenti in politica. 400 arresti

Sit-in pacifico davanti a Capitol Hill del gruppo progressista “Democracy Spring”. La polizia arresta 400 dimostranti

Ieri, 11 aprile, centinaia di manifestanti si sono dati appuntamento a Washington, davanti a Capitol Hill, per esprimere il loro dissenso contro l’influenza dei finanziamenti delle lobby in politica, per promuovere maggiori garanzie a tutela del diritto di voto e per chiedere il cambiamento dei distretti elettorali. La polizia è intervenuta e ha arrestato la maggior parte dei dimostranti, che erano nel complesso circa 600. Le forze dell’ordine ci hanno messo quasi tutto il pomeriggio per bloccare il sit-in.

La manifestazione, come riporta il Washington Post, è stata organizzata da Democracy Spring. Si tratta di una coalizione di un centinaio di gruppi progressisti, che si propone una battaglia non violenta.

L’arresto di circa 400 persone sulle scalinate del Campidoglio ha fatto un certo scalpore, anche perché il sit-in era pacifico e allegro. I manifestanti, come si vede dai molti filmati postati su Twitter, si sono fermati davanti alle barriere erette dalla polizia, che servivano da protezione dell’edificio che ospita il Congresso degli Stati Uniti. Semplicemente hanno scandito slogan ed esposto striscioni, ma alla fine gli agenti li hanno praticamente portati via uno a uno.

Secondo la tv no-profit indipendente Npr, la polizia aveva sottostimato il numero degli attivisti e aveva parcheggiato nell’area un solo autobus per portarli via. Per questa ragione, le operazioni di arresto sono durate così tanto.

Democracy Spring, afferma il sito del gruppo, propone un “Congresso della coscienza“, che promuova norme per contenere i finanziamenti anonimi e dei grandi donatori alla politica. Inoltre, si batte affinché il disegno dei distretti elettorali non favorisca in maniera automatica i candidati uscenti.

Si legge sempre dal sito:

“Noi chiederemo che il Congresso ascolti la gente e intraprenda azioni immediate per salvare la nostra democrazia. Non ci fermeremo finché non lo farà – o fino a quando non manderanno migliaia di noi in prigione, fino a quando non coglieranno il messaggio inequivocabile che il nostro paese ha bisogno di un nuovo Congresso”