Davigo bacchetta Renzi: “Poche sentenze? C’è la prescrizione”

Il presidente dell’Anm ironizza sugli attacchi di Renzi alla magistratura di Potenza. E richiama l’azione del governo sulla prescrizione

Piercamillo Davigo usa parole molto schiette nei confronti di Matteo Renzi e del suo governo. Il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, a poche ore dal suo insediamento, aveva già tirato le orecchie al premier per le sue battute sui pm di Potenza. Oggi, però, è andato più a fondo nelle critiche. Nel corso della trasmissione Otto e Mezzo di La7, ha lanciato un’altra frecciata: “Renzi dice che in Italia ci sono tante inchieste e poche sentenze? Certo, c’è la prescrizione“.

Davigo si riferisce all’uscita del premier sull’inchiesta Tempa Rossa: “la magistratura a Potenza fa indagini alla cadenza delle Olimpiadi”. E tocca un nervo scoperto del premier, quello della riforma della prescrizione. Questa è ferma da circa un anno mezzo in Parlamento.

La riforma del processo penale poi dovrebbe avere accrescere i tempi di estinzione del reato: due anni dopo una condanna di primo grado e un anno dopo una condanna in appello. Ma il testo non riesce ad uscire dalla Commissione perché i centristi, Angelino Alfano in testa, proprio non la voterebbero così com’è.

Ed ecco allora che Davigo ha gioco facile ad ironizzare: “I processi finiscono sempre con una sentenze di condanna, di assoluzione o con la prescrizione. Forse voleva dire che ci sono poche sentenze di condanna […] La prescrizione decorre anche dopo il primo grado. La prescrizione è indispensabile fino al processo. Ma, acquisite le prove, non si capisce perché deve continuare a decorrere”. E sulla lunghezza dei processi, l’ex pm del pool di Mani pulite dice: “I processi durano troppo? Perché sono troppi se fossero meno durerebbero meno”.

Sull’argomento intercettazioni, che è tornato di moda nel dibattito pubblico dopo le dimissioni di Federica Guidi, Davigo afferma che “si può discutere dell’idea di obbligare al segreto anche dopo il deposito dell’intercettazioni”. L’ex pm si mostra d’accordo con Renzi sul fatto che le intercettazioni non dovrebbero alimentare pettegolezzi sulla stampa, ma ribadisce che “c’è un errore di fondo. Se davvero non sono pertinenti c’è già il reato di diffamazione”.