Il governo Renzi rischia di cadere?

Qualche scricchiolio c’è ormai da tempo, ma manca ancora l’alternativa.

Sono sempre più numerosi gli opinionisti che profetizzano un’imminente caduta del governo Renzi. E in effetti gli scricchiolii si avvertono da tempo: le proteste della minoranza Pd finora hanno sortito poco effetto (come a ben poco servirà il nuovo voto di sfiducia), un ben maggiore impatto hanno invece avuto lo scandalo banche, l’approdo del “soccorso azzurro” di Verdini (e ora anche di Tosi) e ora la questione che ha portato alle dimissioni del ministro Guidi.

Ma ci sono anche fattori ben più sostanziali: l’economia che stenta a ripartire, la maggioranza risicata che costringe il governo a continui voti di fiducia e nel complesso la sensazione che l’attivismo che avrebbe dovuto contraddistinguere questo esecutivo (come, in effetti, per un certo periodo è stato) si sia bruscamente impantanato nella più classica palude della politica.

Non è passato inosservata nemmeno l’annuncio del premier di dare un bonus di 80 euro ai pensionati: una mossa propagandistica che richiama da vicino quella messa a segno alla vigilia delle scorse europee e che potrebbe indicare un’ulteriore difficoltà del governo e la volontà, quindi, di mettere le mani avanti in vista di elezioni.

Fin qui, ipotesi e sospetti. Ma gli scogli veri e propri, per il governo, non mancano. I sondaggi sul referendum trivelle del 17 aprile preoccupano Renzi, che si è schierato a favore dell’astensione malcelando il chiaro desiderio che prevalga il fronte del “no” (e quindi, l’astensionismo che farebbe saltare il referendum). Ancor più, si sa, il passaggio chiave è quello del referendum costituzionale che dovrebbe mettere la parola fine alla vicenda della riforma del Senato: se anche questo obiettivo dovesse fallire, e al di là delle promesse dello stesso Renzi, sarebbe davvero difficile tenere in vita il governo e rimandare le elezioni.

Quel che resta da capire è come si farebbe a tornare al voto, visto che senza la riforma del Senato viene meno anche la nuova legge elettorale Italicum, che basa il suo meccanismo sul monocameralismo de facto. E ancor più non è per niente chiaro quale sarebbe l’alternativa a Renzi: il Movimento 5 Stelle? Un centrodestra spaccato e che non ha ancora individuato un possibile nuovo leader? Un centrosinistra in grado già adesso di mandare in soffitta il renzismo (e con quale nuovo leader)? Tanti dubbi e poche alternative, che al momento rappresentano la migliore garanzia sulla vita del governo.

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