Core del Nord apre agli Usa: “disponibilità al negoziato”

Un portavoce della Difesa nordcoreana apre al negoziato in cambio dello stop alle sanzioni

Dalla Corea del Nord arrivano segnali contraddittori nell’ultimo periodo. Dopo aver testato un nuovo missile balistico e aver minacciato di radere al suolo Washington con un video di propaganda, Pyongyang tende la mano agli Stati Uniti e ai suoi alleati. Almeno così pare.

Un portavoce della commissione nazionale di Difesa, citato dall’agenzia ufficiale ufficiale Kcna, ha dichiarato:

“La disponibilità al negoziato è la soluzione migliore rispetto all’imprudente pressione militare e la cooperazione è un cammino più utile rispetto al tentativo di rovesciare il regime”

Certo a pronunciare queste parole non è stato il dittatore Kim Jong un, ma rappresentano comunque una piccola svolta dopo mesi di provocazioni. Evidentemente le nuove sanzioni economiche promosse dall’Onu, dietro iniziativa di Stati Uniti e Cina, stanno facendo il loro effetto.

Ricordiamo che il negoziato a sei sul nucleare di Pyongyang, che vedeva riuniti intorno ad un tavolo Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Russia, Stati Uniti e Giappone, si è formalmente interrotto nel 2008. Il 30 settembre scorso, la presidente sudcoreana, Park Geun-hye, intervenendo presso la 70esima Assemblea delle Nazioni Unite, ha auspicato che fosse riaperta una trattativa sul modello Iran. Ma la protesta cadde nel vuoto. E Kim, dieci giorni dopo, durante il 70esimo anniversario del Partito dei lavoratori della Corea del Nord (Plc), tornò ad usare parole di fuoco contro gli americani e i suoi alleati.

A maggio è previsto un nuovo plenum del Plc. Forse Kim ha scelto una parziale marcia indietro nella sua strategia politica per evitare una possibile frattura tra partito e capi militari. Ma è ancora presto per dirlo.

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