Maria Elena Boschi, petrolio: “Non siamo schiavi dei poteri forti”

Dopo la decisione dei pm di Potenza, Maria Elena Boschi passa al contrattacco

Maria Elena Boschi passa al contrattacco. Dopo la decisione dei pm di Potenza, di sentirla nell’ambito dell’inchiesta sul petrolio in Basilicata, il ministro delle Riforme ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Stampa.

Circa la discussa intercettazione dell’ex ministro Guidi, che cita la Boschi parlando con il compagno, Gianluca Gemelli, suggerendo l’idea di uno scambio di favori, il ministro afferma: “Io quel provvedimento lo difendo, risponde a una necessità, crea lavoro. Naturalmente posso sbagliare, non dico di essere perfetta. Ma anche nei miei errori c’è sempre la buonafede, mai la lusinga di qualcuno o gli interessi personali”. Il riferimento è al noto emendamento alla Legge di Stabilità, quello che dava il via libera al progetto di estrazione di petrolio Tempa Rossa.

La Boschi nega di conoscere il compagno della Guidi. E al giornalista, Jacopo Iacobini, che le fa notare “sentore di lobby” nell’inchiesta lucana, il ministro ribatte: “Ogni settore che smuove posti di lavoro ha le sue lobby. Noi abbiamo una linea chiara: sbloccare il Paese, toglierlo dalle sabbie mobili della burocrazia. Vale per le estrazioni, per l’edilizia che ha perso oltre mezzo milione di posti di lavoro, per la banda larga. Non sapevo nulla del compagno di Federica. Ma conosco molto bene il provvedimento, atteso dal 1989. Era ed è sacrosanto. Se poi il compagno di Guidi o chiunque altro ha violato la legge, giusto che ne risponda. Noi abbiamo semplicemente fatto la cosa giusta per l’Italia”.

Aggiunge poi la renziana di ferro: “Certo che intorno alle opere pubbliche si muovono interessi. È ovvio. Ma non per questo si deve bloccare tutto altrimenti l’Italia muore. Occorre avere due stelle polari: la legge e la propria coscienza. Io personalmente le ho rispettate entrambe. Ci attaccano i poteri proprio perché non siamo schiavi dei poteri forti, non siamo il terminale di niente e di nessuno. Questo non piace a molti”.

Furbescamente, il ministro sulla magistratura “getta il sasso e nasconde la mano”: “Tra alcuni dei nostri c’è la tesi di un’azione giudiziaria legata al referendum sulle trivelle; ma io non ci voglio credere”.

Infine, sul decreto salva-banche e sulla norma che rende più difficili le azioni risarcitorie sui dirigenti di banca, dice la Boschi: “Non c’ero (nel consiglio dei ministri del 22 novembre, ndr.). Le norme le ha scritte il Mef, credo confrontandosi con Banca di Italia. Quanto a mio padre: è stato commissariato, Banca d’Italia lo ha sanzionato due volte (non una, due: credo sia un caso unico), immagino che con i suoi colleghi subirà un’azione di responsabilità. La legge è uguale per tutti, con noi al governo”.

Ma viene da chiedersi: chi sarebbero i poteri forti che tramano nell’ombra? Da Confindustria, alle lobby, ai grandi giornali, l’appoggio al Governo Renzi non sembra mancare. Agitare il complotto appare certamente una forzatura. Le insinuazioni sulla magistratura, inoltre, ci ricordano politici del passato, che hanno preferito cavalcare lo scontro sulla Giustizia piuttosto che riformarla in maniera equilibrata. E ultimo quesito: ammettere di non essere presente al consiglio dei ministri per il salva-banche non è già un’ammissione di conflitto di interessi?

Certamente le opposizioni sanno che non possono mandare a casa il Governo e la Boschi sulla base di ipotesi. Tuttavia, fare luce sulla vicenda del petrolio ci pare un elemento di chiarezza imprescindibile. E ci auguriamo che il dibattito politico nel paese faccia un salto di qualità.

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