Berlusconi ironizza sulla crisi del Pd. Ma Bossi teme per il Federalismo. E i comuni già minacciano

Mentre Silvio Berlusconi non è per niente preoccupato per la mancanza di una opposizione strutturata e anzi si permette di ironizzare in modo baldanzoso sulla crisi in cui è piombato il Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni (“Sono in politica da quindici anni e mi sono confrontato con sette leader diversi che sono andati

Mentre Silvio Berlusconi non è per niente preoccupato per la mancanza di una opposizione strutturata e anzi si permette di ironizzare in modo baldanzoso sulla crisi in cui è piombato il Pd dopo le dimissioni di Walter Veltroni (“Sono in politica da quindici anni e mi sono confrontato con sette leader diversi che sono andati a casa. Arriverà l’ottavo e credo che non vorrà tradire la regola …”), di tutt’altro avviso è la posizione della Lega Nord.

Ultimamente il Carroccio aveva tessuto alacremente la tele del dialogo con il Pd, ritenuto fondamentale soprattutto per poter realizzare la riforma del federalismo fiscale, core business del partito di Umberto Bossi.

Il Senatur, pur precisando di non voler interferire in casa d’altri ha subito ribadito che “Alla Lega interessa avere un interlocutore nel Pd e senza un leader è più difficile. Il dialogo sul Federalismo è stato un esempio positivo di attenzione alle esigenze della società lasciando da parte le solite polemiche strumentali”.

Come sempre, Bossi fiuta l’aria e ha capito che la strada del dialogo con il Partito democratico sarà adesso ben più accidentata. Il Pd potrebbe irrigidirsi e fare anche marcia indietro sulle disponibilità date sul Federalismo.

Bossi sa bene che senza l’ok del Pd in Parlamento la riforma tanto evocata potrebbe tornare in un vicolo cieco e addirittura saltare.

A conferma del nuovo clima, nel primo pomeriggio di oggi è giunto il primo squillo di tromba da parte di un importante esponente del Pd.

Il sindaco di Firenze e presidente dell’Anci (l’Associazione dei comuni) Leonardo Domenici ha minacciato il dietrofront, annunciando che “Nella discussione sul federalismo fiscale la posizione favorevole dell’Anci, frutto di uno spirito collaborativo e responsabile, ha avuto un peso politico, oltre che istituzionale. In questa situazione – di chiusura del governo, ndr – non escludo che la nostra posizione possa cambiare radicalmente. Parlare di federalismo in queste condizioni dei Comuni è difficile. Siamo al limite della presa in giro”.

E’ l’inizio di un nuovo braccio d ferro. E Umberto Bossi l’ha capito bene. Il premier ostenta sicurezza e tira diritto. Se si blocca il Federalismo, con chi se la prenderà Bossi?

Berlusconi ride. Ma, recita l’adagio, ride bene chi ride ultimo.

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