Attacchi di Bruxelles: è una vendetta di Abdeslam?

Gli attentati di oggi a Bruxelles sono una risposta islamista agli arresti della scorsa settimana?

Dopo gli attacchi di oggi a Bruxelles, i media internazionali pongono il seguente interrogativo: “E’ una vendetta di Salah Abdeslam?”

Difficile dare una risposta precisa al quesito in questo momento, le indagini nella capitale belga sono ancora in corso e non c’è stata nessuna rivendicazione ufficiale. Tuttavia, non possiamo scartare l’ipotesi che l’attentatore di Parigi, arrestato venerdì scorso, sia collegato in qualche modo alla vicenda odierna.

Il primo ad accreditare la connessione è stato questa mattina André Jacob. L’ex responsabile belga dei servizi anti-terrorismo ha detto, all’emittente pubblica Rtbf, che gli attentati sono certamente una risposta agli arresti della scorsa settimana. E ciò lascerebbe pensare che la rete terroristica sia riuscita in pochi giorni ad organizzarsi per entrare in azione.

Al di là dell’arresto di Salah, quello su cui si dovrebbe riflettere è la rete di coperture e fiancheggiatori molto efficiente di cui godono i fondamentalisti. Ciò spiega il fatto che uno degli attentatori di novembre è rimasto latitante per un lungo periodo. E merita attenzione anche l’allarme lanciato dal ministro degli Esteri, Didier Reynders, che ha rivelato sabato che molte armi pesanti erano nascoste nei vari covi.

Ci sono ancora alcuni ricercati dopo le stragi di Parigi. Tra questi, Mohamed Abrini, 31 anni belga di origine marocchina, e un soggetto noto con lo pseudonimo di Soufiane Kayal. Forse ci sono loro dietro gli attacchi di oggi, ma sarebbe comunque riduttivo concentrarsi su singole responsabilità per capire il fenomeno.

Dietro il terrore jihadista degli ultimi mesi non ci sono “lupi solitari”, ma una significativa rete di persone radicata nei quartieri, che gode di molti contatti: sia all’estero sia all’interno della propria comunità. Per questa ragione, le azioni antiterrorismo non bastano, ci vuole decisamente un salto di qualità nella risoluzione del problema.

Sul perché l’Isis e il jihadismo wahabita abbiano piantato radici profonde a Bruxelles, ci eravamo già soffermati in passato su polisblog. Vogliamo ricordare, a tale riguardo, che le cellule terroristiche belghe, in un modo o nell’altro, hanno avuto a che vedere con i più sanguinosi attentati avvenuti in Europa, e perfino con l’11 settembre.

Le moschee illegali finanziate dai paesi del Golfo, e tollerate dalle autorità in passato, sono riuscite a fare proseliti con facilità. E nel quartiere ghetto di Molenbeek, le condizioni sono ideali per il reclutamento: il 30% della popolazione è musulmana, il tasso di disoccupazione giovanile è del 40%, il 20% vive sotto la soglia di povertà.

I Video di Blogo

Video inedito del Daily Mail sull’arresto di George Floyd