Regione Lombardia: 40 consiglieri di Pdl e Lega indagati per lo scandalo dei rimborsi

Ristoranti, sigarette, cioccolatini. Tutte spese istituzionali

Che la Regione Lombardia non sia quella ‘eccellenza’ con cui si riempe la bocca il Celeste Formigoni si era capito. Soprattutto se con ‘regione’ si intendono gli uomini che popolano il Pirellone. Dopo tutti gli scandali che hanno coinvolto la giunta, il consiglio e il Governatore stesso adesso viene fuori che ci sono 40 consiglieri di Pdl e Lega Nord indagati per aver ottenuto rimborsi per le spese ‘istituzionali’ che venivano invece spesi per cene, pranzi a due passi da Pirellone, sigarette, cioccolatini e amenità varie. In mattinata partiranno le informazioni di garanzia nei confronti di una ventina di consiglieri. Ne scrive Repubblica (qui l’articolo in pdf)

Nel mirino sono finiti quasi tutti i consiglieri della maggioranza della giunta uscente guidata dal governatore Formigoni. Per loro, il sospetto è quello di aver ottenuto rimborsi per spese in realtà dubbie. Si parla di soldi pubblici che arrivano a un computo globale di milioni di euro ogni anno per tutti i gruppi consiliari e che si aggiungono ai già tanti benefit ottenuti dai politici. A dare il via al nuovo scandalo sono state le verifiche partite, quasi per caso, sul leghista Davide Boni. e sull’ex assessore del Pdl, Franco Nicoli Cristiani, arrestato un anno fa con in casa una mazzetta da 100 mila euro.


Tutte spese autocertificate con relativi scontrini, che adesso sono finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori. Soprattutto per quanto riguarda le spese di comunicazione e di rappresentanza, ritenute sospette, dei gruppi consiliari del Pdl e della Lega e in particolare i finanzieri avrebbero accertato spese, per cene e viaggi, illecite. Da quanto si è saputo, inoltre, gli investigatori passeranno comunque al setaccio anche le spese con i rimborsi regionali di altri gruppi consiliari, come quello del Pd. Scrive ancora Repubblica:

Apparentemente tutte (le spese) dovrebbero passare il severo vaglio della Corte dei Conti, ma questa operazione trasparenza sarebbe solo di facciata. Alla giustizia contabile, infatti, non è consentito controllare nel dettaglio le spese, ma solo il saldo finale. E così, a fianco dello stipendio mensile da 9 mila euro spettante a ogni consigliere — questo il solco su cui si sta muovendo l’accusa —, ci sarebbero sostanziosi extra che coprono le più disparate spese personali

Ma quale potrebbe essere l’ipotesi accusatoria, vista la mancanza di chiarezza che c’è su queste spese? Al solito: peculato.

L’ipotesi avanzata dalla procura è quella di peculato che potrebbe presto essere contestata agli indagati e che, sempre ipoteticamente, potrebbe avere ben pochi margini di giustificazioni. Difficile pensare, per esempio, che un consigliere spieghi il rimborso di confezioni di cioccolatini dal nome francese come spese di rappresentanza regionale.

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