Brexit, il sindaco di Londra contro Obama: “Zio Sam fa l’ipocrita”

Boris Johnson, esponente conseravatore, prende posizione contro una possibile intromissione di Obama sulla questione Brexit

Che il leader dell’Ukip, Nigel Farage, possa permettersi qualche intemperanza verbale nei confronti di Barack Obama non sorprende nessuno. Ma che il presidente americano venga duramente attaccato dal sindaco di Londra, Boris Johnson, desta maggiore stupore. Ecco cosa è accaduto.

Johnson è un esponente di punta del partito conservatore, e punta alla leadership quando l’esperienza di David Cameron si sarà conclusa. Qualcuno lo definisce già il Donald Trump britannico e certamente ha le carte in regola per fare carriera. Sulla Brexit è in polemica con il premier, come del resto molti membri dei Tories. Per lui, incurante degli interessi del capitale finanziario della City, la sovranità del Regno Unito viene prima di tutto.

Così il sindaco di Londra ha deciso di prendere la parola sul possibile viaggio di Obama in Inghilterra ad aprile. La vista non è ancora confermata. Tuttavia, in molti pensano che potrebbe essere l’occasione per fare campagna contro la Brexit e per dare sostegno al recente patto siglato tra Bruxelles e Londra. E a Johnson un’eventualità del genere appare decisamente inopportuna.

Il politico conservatore, che è stato a lungo giornalista, ha scritto un articolo per il Daily Telegraph, nel quale afferma che lo “Zio Sam” non ha alcun diritto di intromettersi nelle questioni interne inglesi: sarebbe solo “una dimostrazione di oltraggiosa ed esorbitante ipocrisia”. Tanto più che secondo Johnson Obama difende “la sua sovranità nazionale come nessun altro”.

A guardarla dall’Italia, sembrerebbe una questione da poco la polemica innescata dal sindaco Johnson. Ovvero, una presa di posizione di un sindaco rampante, finalizzata ad ottenere un po’ di consenso. Ma così facendo si sottovalutano due fattori fondamentali. Il primo è che Londra e Washington hanno sempre avuto un rapporto privilegiato, di cui anche i politici di “secondo piano” hanno tenuto conto finora. L’altro punto è che anche i conservatori britannici potrebbero prendere derive “alla Trump” pur di cavalcare l’onda.

D’altro canto, anche dall’altra parte dell’Atlantico i toni si sono inaspriti. La settimana scorsa Obama ha attaccato la Gran Bretagna per come ha condotto l’intervento militare in Libia. A quel punto, Cameron non poteva rimanere in silenzio ed ha affidato una replica “pacata” ad un suo portavoce: “concordiamo sul fatto che restano molte difficili sfide da affrontare in Libia. Ma come il Primo ministro ha ribadito più volte, aiutare dei civili innocenti che si facevano torturare e uccidere dal loro leader è stata la scelta giusta”.

Il referendum per la Brexit avrà luogo il prossimo 23 giugno. E Cameron rischia grosso. Non solo perché i cittadini potrebbero votare a favore della Brexit, ma anche perché la sua poltrona da primo ministro è a rischio.

Ultime notizie su Brexit

Tutto su Brexit →