Cina: minatori in sciopero nel nord-est. Pechino alle prese con il dissenso

Cina- In una regione del nord-est migliaia di minatori in protesta per il mancato pagamento degli stipendi

Nella Repubblica Popolare Cinese, l’informazione è rigidamente controllata, ma in questo caso la censura non è riuscita ad insabbiare il malcontento di migliaia di minatori impegnati nel settore del carbone. I lavoratori da tre giorni protestano nella regione dell’Heilongjiang, al confine con la Siberia, per il mancato pagamento del salario da parte di un’impresa statale, la Shuangyashan.

La notizia è stata data da un sito web che monitora disordini sociali in tutta la Cina, ed è stata ripresa ieri dal New York Times. Circola anche un filmato, in cui si vedono i minatori che esprimono la loro rabbia mostrando striscioni e scandendo slogan.

In sostanza, i lavoratori denunciano che ci sono 4 mesi di ritardo nel versamento degli stipendi. La loro azienda è in perdita dal 2012, e ha annunciato tagli pesantissimi al personale: dovrebbero andare a casa in 100 mila su 248 mila. La crisi è determinato soprattutto dal crollo del prezzo del carbone e del petrolio, che negli ultimi due mesi ha registrato un -6%.

Durante l’ultima Assemblea nazionale del popolo, almeno secondo quanto trapelato dai media, il premier Li Keqiang ha affermato che ci sarà una ristrutturazione delle aziende statali. Ciò potrebbe comportare la perdita di almeno 2 milioni di posti di lavoro. Tuttavia, è previsto un sostanzioso piano di sussidi che si tradurrà in assistenza e formazione.

Tra le aziende statali in difficoltà, ce ne sono molte tenute artificialmente in vita per gonfiare i dati sul Pil e sull’occupazione. Ma ora per Pechino è arrivato il momento di affrontare il problema, e probabilmente lo farà colpendo in particolare quegli stabilimenti responsabili dell’inquinamento dell’aria e dell’acqua.

Come sottolinea il NYT, non è detto che le proteste non aumentino nel prossimo periodo, soprattutto nelle regioni industriali del nord-est. Ora per i funzionari locali, legati con i gestori delle imprese, si preannuncia un compito difficile. I disordini sociali possono essere fatti rientrare solo se da Pechino arriveranno aiuti concreti, altrimenti non è escluso che possa crearsi una situazione di caos a cui potrebbe seguire una pericolosa risposta repressiva.