Giornata internazionale della donna, Sergio Mattarella: “La violenza sulle donne è ancora una piaga”

Il Quirinale ha celebrato oggi la Giornata internazionale della donna 2016.

Oggi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in occasione della Giornata internazionale della donna, ha partecipato alla celebrazione organizzata al Palazzo del Quirinale e trasmessa anche in diretta televisiva da RaiUno.

L’evento, nel corso del quale sono stati trasmessi dei filmati di Rai Cultura – da “1946: le donne al voto” a quello dedicato all’esperienza di alcune sindache italiane – ha visto la partecipazione, tra le altre, di Stefania Giannini, Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, e di Maria Elena Boschi, Ministra per le Riforme Costituzionali e i rapporti con il Parlamento.

Mattarella, dopo aver ringraziato tutti i presenti alla cerimonia, ha pronunciato un lungo e sentito discorso sull’argomento, ricordando proprio quello storico 1946:

Attraverso tutte voi presenti, protagoniste di questo incontro nella Giornata internazionale della donna, voglio indirizzare un saluto, il più cordiale e di buon augurio, a tutte le donne italiane che rappresentano il cuore, il volto, la struttura portante dell’Italia. Le loro speranze, i loro progetti, le loro sofferenze animano il tessuto sociale del nostro Paese.
L’8 marzo di quest’anno apre, al Quirinale, le celebrazioni dei settanta anni della Repubblica. Anniversario che coincide con il primo voto espresso dalle donne. E, come abbiamo visto, non si tratta soltanto di una coincidenza temporale.
Il pieno riconoscimento dei diritti politici delle donne costituisce elemento fondativo della nostra Repubblica.
Di voto alle donne si cominciò a discutere in Parlamento già prima della grande guerra. Ma, dopo la dittatura fascista, fu proprio nella lotta per la libertà e per la pace – nella solidarietà popolare che consentì il riscatto del Paese – che la parità dei diritti, il voto alle donne, l’affermazione del principio di uguaglianza tra i cittadini maturarono come un esito naturale, liberatorio, finalmente costitutivo di un nuovo ordinamento.

Il Presidente ha proseguito ricordando quanto le donne siano state fondamentali per la Costituzione e per la Repubblica:

Le donne erano state protagoniste di quel movimento di liberazione: avevano confermato sul campo il loro pieno diritto e le nuove responsabilità.
La presenza delle donne nelle istituzioni, da subito, non fu affatto formale.
E’ stato grande il contributo alla Costituzione recato dalle donne elette nell’Assemblea Costituente, non numerose ma protagoniste.
Senza di loro non avremmo iscritto così come lo leggiamo oggi, nell’articolo 3, quell’impegno così qualificante a rimuovere gli ostacoli che limitano “di fatto” la libertà, l’uguaglianza dei cittadini, e quindi il pieno sviluppo della persona umana.
Fu una deputata, la più giovane di tutta l’Assemblea, Teresa Mattei, a proporre, con un suo emendamento, quelle due parole – “di fatto” – che alzarono l’asticella del diritto e rafforzarono la radice solidarista e personalista della Repubblica.

Il contributo delle donne alla nostra Repubblica è stato determinante.
Le elettrici, sin dalle amministrative del ’46, e dal referendum del 2 giugno, parteciparono in massa al voto, smentendo i timori che affioravano nei gruppi dirigenti dei partiti di massa, e conferendo alla nostra democrazia una forza che è stata poi decisiva per superare momenti difficili e minacce oscure.

E, guardando invece al presente e al futuro del Paese:

E’ compito della politica riguadagnare la fiducia dei cittadini, con coerenza e serietà, con attenzione al bene comune e ai principi di legalità. Il potere non si legittima da se stesso, ma dal servizio che rende alla comunità.
La disaffezione e la distanza, che i cittadini avvertono, va ridotta con una ripresa di vitalità delle istituzioni e dei partiti, che restano strumento essenziale della vita democratica.
Abbiamo visto che soltanto con il voto femminile si compie l’idea repubblicana. E che soltanto la piena partecipazione delle donne, con pari opportunità effettive, avvicina l’ideale di uguaglianza. Ma oggi possiamo dire anche di più: soltanto l’affermazione e il rispetto della dignità delle donne rendono possibile una società autenticamente democratica.
La pienezza dei diritti politici e sociali delle donne ha allargato gli orizzonti sociali, ha trasformato culture e modi di vita, ha cambiato in meglio il nostro Paese, ma abbiamo ancora tanto da fare per abbattere gli ostacoli concreti che si frappongono alla libertà di tante, troppe donne.

Ma ancora oggi c’è molto da fare:

Non è vera libertà piena quando una conquista è pagata con l’esclusione di altri. Non è libertà se, a parità di mansioni, il salario della lavoratrice è inferiore a quello di un lavoratore.
Non c’è libertà, oggi, quando la donna al lavoro è vittima di molestie fisiche o morali o viene costretta in spazi di sofferenza. La violenza sulle donne è ancora una piaga nella nostra società, che si ritiene moderna, e va contrastata con tutte le energie di cui disponiamo e con la severità di cui siamo capaci, senza mai cedere all’egoismo dell’indifferenza.
Di fronte a tutti questi temi, il forte aumento della responsabilità femminile nelle assemblee parlamentari e nei luoghi della rappresentanza è importante e incoraggiante.
Si è compiuto molto cammino. […] Le donne hanno cambiato la politica e la società. Sono certo che continueranno a farlo.

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Foto | Quirinale

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