Unioni Civili, Matteo Renzi: “È finito il tempo dei veti”

Le unioni civili segnano “oggettivamente un grande passo in avanti per i diritti dei cittadini omosessuali e quindi per i diritti degli italiani”.

Nell’ultima enews di Matteo Renzi si parla di Europa, si parla di primarie e anche di patto di stabilità per i comuni. Ma inevitabilmente l’attenzione si concentra sulla parte dedicata alle unioni civili, nella quale il premier attacca un po’ tutti i critici della legge, da entrambe le parti della barricata, facendo sapere che “è finito il tempo dei veti”.

Siamo abituati alle critiche, ma confesso di essere rimasto molto colpito quando ho visto in un Tg una ragazza omosessuale dire: Oggi è una brutta giornata, perché dopo questa legge sarà peggio di prima. Mi domando fino a che punto possa arrivare il rifiuto della realtà. La legge sulle unioni civili potrà non essere perfetta, ma nessuna legge lo è. Potrà avere dei limiti, è ovvio. Ma segna oggettivamente un grande passo in avanti per i diritti dei cittadini omosessuali e quindi per i diritti degli italiani. Chi dice meglio niente che questa legge vive blindato nella propria ideologia

Le critiche, ovviamente, più che dalla parte del mondo LGBT, arrivando dal mondo cattolico e dai conservatori, al quale Renzi risponde:

Dall’altro lato ho letto le dichiarazioni del prof. Gandolfini, tra gli animatori del Family Day, che in una conferenza stampa improvvisata, accompagnato davanti alle telecamere da autorevoli senatori, ha detto che il popolo che lui rappresenta farà di tutto perché al referendum sulla Costituzione – che si occupa di regioni, di Senato, di enti inutili – passi il NO. E tutto questo per mandarmi a casa, avendo io annunciato che se perderò il referendum a differenza di altri politici sarò serio e coerente e non mi aggrapperò a una poltrona di consolazione. Purtroppo è una caratteristica ormai consueta di molti della c.d. società civile (e anche qualche sindacalista): una manifestazione, tre telecamere, due talk e zac, la politica politicante li ingloba subito nel sistema.
Che c’entra la difesa della famiglia con la riforma del Senato? Che c’entrano le coppie omosessuali con la cancellazione del CNEL? Che c’entrano i movimenti religiosi con le competenze regionali su energia e turismo? Nulla. Ma dobbiamo farla pagare a Renzi.
E io con un sorriso accetto la sfida e se mi inviteranno andrò nelle parrocchie, come nelle realtà del volontariato, a dire il perché – a mio giudizio – è giusto che la riforma passi, che la politica dimagrisca, che le Regioni facciano meno ma meglio.

In definitiva, il concetto che il premier vuole fare passare è che gli “opposti estremismi” non fermeranno il lavoro del governo e del parlamento:

È finito il tempo in cui in Italia qualcuno aveva un diritto di veto, di blocco. Siamo andati avanti sulle riforme, sulla legge elettorale, sul JobsAct, sulla pubblica amministrazione, sulla responsabilità civile dei magistrati, sugli insegnanti anche quando i più ci dicevano di fermarci. A colpi di fiducia? Sì. Anche a colpi di fiducia quando era necessario. Non ci siamo fermati nemmeno alla sacrosanta esigenza di riconoscere diritti alle coppie omosessuali perché sarebbe stato incivile il contrario. Se qualcuno vorrà mandarci a casa per questo, andremo a casa. Ma fino a quel momento, ostinati e sorridenti, continueremo a fare le cose che per noi servono all’Italia.