Stefano Cucchi: partono i primi avvisi di garanzia, omicidio colposo ai medici del Pertini

Continuano le indagini sulla morte del geometra 31enne Stefano Cucchi, sempre più vicine alla verità. Nelle ultime ore è spuntato un nuovo testimone oculare – il secondo – del pestaggio, ma il racconto di questo detenuto nelle celle del Tribunale non coincide con quelle del precedente testimone, anch’egli detenuto nello stesso posto. Tra le persone


Continuano le indagini sulla morte del geometra 31enne Stefano Cucchi, sempre più vicine alla verità. Nelle ultime ore è spuntato un nuovo testimone oculare – il secondo – del pestaggio, ma il racconto di questo detenuto nelle celle del Tribunale non coincide con quelle del precedente testimone, anch’egli detenuto nello stesso posto.

Tra le persone interrogate c’è anche un agente di custodia che avrebbe assistito ad uno scambio di battute tra Stefano Cucchi ed un altro detenuto durante il trasferimento dal tribunale al carcere di Regina Coeli.

In quel momento il volto di Stefano era già livido e questo detenuto gli avrebbe chiesto spiegazioni. Cucchi avrebbe detto: “Guarda che mi hanno fatto ieri sera“.

Era il 16 ottobre e la sera precedente era quella dell’arresto. Per questo motivo l’inchiesta si sta concentrando anche sugli agenti di polizia che quella sera fermarono Stefano, gli stessi che il giorno dopo lo accompagnarono in tribunale.

Parallelamente, dopo i primi iscritti al registro degli indagati, nelle prossime ore i sostituti procuratori della Repubblica Vincenzo Barba e Francesca Loy firmeranno una decina di avvisi di garanzia destinati, tra gli altri, a tre agenti della polizia penitenziaria e tre medici del Pertini.

I risultati dell’autopsia hanno escluso che la morte del giovane sia stata provocata direttamente dalle percosse subite e per questo il reato ipotizzato per i tre agenti – omicidio preterintenzionale – potrebbe diventare lesioni.

Diverso è il discorso per i medici del Pertini: per loro si parla di omicidio colposo, visto che non si sarebbero adeguatamente presi cura di Stefano, già debilitato dall’epilessia e dalla droga.

Via | La Stampa

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