Coppe Europee: l’Inghilterra promette battaglia (o semplicemente inventa scuse)

La debacle totale dei team dell’Aviva Premiership avrà ripercussioni sulla politica ovale europea dei prossimi 12 mesi.

Una sola squadra qualificata ai quarti di finale di Heineken Cup, tre team in Challenge Cup. E, in semifinale, uno zero alla casella Inghilterra. La debacle delle squadre dell’Aviva Premiership – unito al tris ottenuto dalle squadre di Pro 12 – scatenerà polemiche che dureranno a lungo.

L’Heineken Cup è nata nel 1995, praticamente in contemporanea con la professionalizzazione del rugby. Nel primo decennio la parte del leone la fecero, appunto, francesi e inglesi. Tolosa tre volte e il Brive per i transalpini, Bath, Northampton, London Wasps e due volte Leicester per i britannici monopolizzarono l’albo d’oro, con solo l’Ulster nella stagione 1998-99 a interrompere questa egemonia. Dal 2005-06, però, solo una volta il Tolosa e una i Wasps hanno saputo vincere, con gli irlandesi Munster e Leinster a conquistare quattro titoli europei. E quest’anno sono tre le celtiche in semifinale.

Già quest’anno, infatti, inglesi e francesi avevano alzato la voce nei confronti del metodo di accesso alle coppe europee. Troppo avvantaggiati i team celtici, i quali hanno praticamente la certezza di disputare la Heineken Cup, rispetto a quelli della Premiership e del Top 14, costretti fino all’ultimo per conquistare una delle posizioni valide per la massima manifestazione europea.

Poi c’è la questione salary cap. Qui, però, gli inglesi sono soli nella battaglia, visto che è proprio la Francia la nazione con i team con budget più ricchi. Budget che non significano successo, come il tonfo di Tolosa a Edimburgo ha dimostrato, ma budget che restano importanti. Lo aveva già sottolineato il patron dei Leicester Tigers dopo l’eliminazione di Martin Castrogiovanni e compagni nella fase a gironi, lo ha subito ribadito ieri Mark McCall, boss dei Saracens, dopo l’eliminazione della sua formazione a opera del Clermont. Francese, appunto.

L’Erc ha deciso di non cambiare nulla per la prossima stagione, mantenendo lo stesso numero di squadre e la stessa selezione del passato. Così come nessuno ha affrontato la questione di un tetto salariale europeo. Ma questi sono due temi spinosi che ormai da alcune stagioni sono in cima all’agenda politica del rugby continentale. E la debacle inglese – unita alla sola presenza del Clermont a rappresentare la Francia in Heineken Cup – riportare questi argomenti all’ordine del giorno.

Salary cap, qualificazioni complicate. Tutte cose vere, ma anche tutte ottime giustificazioni. Perché inglesi e francesi sono più ricchi dei celtici – sicuramente molto più ricchi di Edimburgo e Ulster. Eppure hanno perso. Perché in campo non scendono gli euro, ma i giocatori. E se quelli scozzesi o nordirlandesi ci mettono un cuore e una voglia superiore a quella dei favoriti Tolosa o Munster, beh, allora vincono. E non c’è tetto salariale o qualificazione che tenga. Ma si sa (e in Italia lo sappiamo benissimo), qualcuno deve trovare sempre un capro espiatorio ai propri fallimenti.

I Video di Blogo