Le dimissioni di Veltroni. La Walterloo del PD

E’ finita. Le dimissioni di Veltroni dalla carica di segretario del Partito Democratico rappresentano la chiusura di una lunga e poco fruttuosa esperienza alla guida del maggior partito del centrosinistra italiano. A Veltroni va dato atto di aver contribuito, ad esempio. a semplificare il quadro politico: rifiutando, in occasione delle Politiche 2008, l’alleanza con la

di bruno

E’ finita. Le dimissioni di Veltroni dalla carica di segretario del Partito Democratico rappresentano la chiusura di una lunga e poco fruttuosa esperienza alla guida del maggior partito del centrosinistra italiano. A Veltroni va dato atto di aver contribuito, ad esempio. a semplificare il quadro politico: rifiutando, in occasione delle Politiche 2008, l’alleanza con la Sinistra Arcobaleno ne ha di fatto provocato l’esclusione dal Parlamento, anche se naturalmente Veltroni non ha costretto gli elettori a non votare quella formazione. Ha semplicemente “invitato” molti cittadini ad esprimere un voto utile: vale a dire, votare per il PD, che sicuramente sarebbe stato presente in Parlamento, piuttosto che per una forza che sarebbe stata minoritaria o che addirittura rischiava di non superare lo sbarramento del 4 %.

Tuttavia non va dimenticato che se il PD era nato per sostenere il governo Prodi (che, nell’Autunno-Inverno 2007, dopo aver respinto le “spallateberlusconiane e aver in qualche modo superato indennne anche la “campagna acquisti” di alcuni senatori dell’Unione, godeva di ottima salute), l’azione politica di Veltroni di avvicinamento a Berlusconi in vista di fantomatici “dialoghi sulle riforme”, in un momento storico in cui Berlusconi era fortemente criticato sia da Fini che da Casini, ha di fatto provocato l’indebolimento di Prodi, il rafforzamento di Silvio e, quando Veltroni ha annunciato che per i partitini del centrosinistra la vita sarebbe stata dura, la fine del governo del Professore.

Poi sono arrivate le Elezioni 2008. Una vittoria netta del PdL (con Fini debitamente tornato all’ovile arcoriano), un buon risultato per il PD. Subito dopo il 13 Aprile, di nuovo la supercazzola del dialogo. Berlusconi naturalmente se ne frega del dialogo e procede a risolvere i problemi suoi e dei suoi amici (legge salva Rete4, legge bloccaprocessi, Lodo Alfano, legge sulle intercettazioni, riforma della giustizia), mentre il PD resta al palo e consegna la palma dell’opposizione “dura e pura”, cioè di un’opposizione seria, a Di Pietro, che vede crescere i consensi in occasione delle elezioni in Abruzzo, a scapito del PD che ottiene risultati disastrosi. A parte alcune vittorie, come quella in Trentino, e alcuni buoni risultati, come ad esempio quello delle elezioni 2008, la gestione Veltroni è stata una sequela di fallimenti elettorali e politici. Inutile ricerca del dialogo col PdL, opposizione “sì ma anche”, “sì ma no”, “forse”, risveglio solo in poche occasioni (difesa del Capo dello Stato dagli attacchi berlusconiani sulla vicenda Englaro, difesa della Costituzione, ecc.), tentennamenti e cedimenti in materia di giustizia, testamento biologico, ecc.

Adesso, quello che ci vuole è uno scontro serrato, duro, chiaro tra le varie correnti del partito. Un congresso nel più breve tempo possibile, in cui le varie “piattaforme programmatiche” (meraviglioso costrutto della lingua italiana!) si confronteranno e ricercheranno il sostegno delle varie anime del PD. Ma ci vuole fretta. Arrivare fino ad Ottobre con Franceschini segretario rischia di tagliare definitivamente le gambe al partito.

Foto: zio fabio da Fickr