Libia: prende forma l’intervento militare. Cosa farà Renzi?

Renzi promette che l’Italia farà la sua parte in Libia. Ma nello specifico quale sarà il nostro contributo a fianco di Usa, Francia e Regno Unito?


Dopo il nuovo rinvio sulla fiducia del governo libico, Stati Uniti, Francia e Italia sarebbero al lavoro per un piano B da attuare nel paese del Maghreb. Tradotto: l’intervento militare è dietro l’angolo.

Il radicamento delle forze dell’Isis e di altre milizie jihadiste in Libia, secondo quanto riportano tutte le maggiori testate internazionali, non è un problema ulteriormente rinviabile. L’idea sarebbe quella di stringere un asse con il governo di Tripoli, mollando Tobruk, di mobilitare le milizie più combattive a Misurata e di schierare un contingente occidentale in Tripolitania, pronto a difendere le infrastrutture più importanti, indispensabili per la ripesa economica del paese. Il piano dovrebbe contemplare l’impiego di 5 mila soldati e di droni francesi, inglesi e americani. Questi ultimi dovrebbero partire, come emerso nei giorni scorsi, dalla base italiana di Sigonella, mentre altri velivoli spia dell’Italia decollerebbero da Trapani.

Brett McGurk, Presidente per la Coalizione Globale contro lo Stato Islamico, ha recentemente evidenziato le preoccupazioni della Casa Bianca. Barack Obama non sarebbe più disposto a subire passivamente l’avanzamento degli islamisti in Libia, che “tentano di attrarre quanti più combattenti stranieri” dal Maghreb e dall’Africa centrale. E gli alleati europei questa volta sembrano non voler rimanere con le mani in mano. Con Washington si stanno convincendo che sarà necessario bombardare “ogni qual volta verrà individuata una minaccia diretta”.

Matteo Renzi, ieri, ha dichiarato: “se ci sono iniziative contro terroristi e potenziali attentatori dell’Is, l’Italia farà la sua parte insieme con gli alleati”. Tuttavia, almeno formalmente, l’Italia rimane su quella che era la sua pozione iniziale. Roma, in pratica, sarebbe pronta ad essere inclusa in azioni militari su larga scala solo nel caso in cui ci sarà una cornice legale, ossia che arrivi la richiesta di intervento da parte di un governo riconosciuto a livello internazionale. E i nostri aeroporti sono cruciali per dare l’avvio ai bombardamenti.

Nelle ultime ore, però, tutto sembra in movimento. Non è detto, infatti, che Renzi, dietro pressioni della Nato e di Washington, non pensi a correggere la sua linea politica. E se lo facesse bisognerebbe mettere in conto le conseguenze, comprese quelle inerenti alla sicurezza degli italiani.

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