Draghi: “Servono investimenti pubblici e tassazione più bassa”

Il punto sulla situazione economica del Presidente della BCE davanti al parlamento europeo

Nel corso della consueta audizione trimestrale davanti al parlamento europeo il Presidente della BCE, Mario Draghi, ha fatto il punto della situazione partendo dai recenti crolli delle Borse. La reazione dei mercati è figlia del rallentamento della crescita: “I dati relativi al commercio e all’attività economica sono stati inferiori alle attese e i mercati ne hanno risentito. Rallenta la crescita globale. Molti stati hanno manifestato di avere strutture inefficienti. Lo slancio delle economie emergenti è diminuito. Ha poi inciso il rallentamento del petrolio, soprattutto per alcuni Paesi. Il sentiment sui mercati si è aggravato. Il crollo delle comodities ha aumentato la volatilità. Le quotazioni delle banche sono state le più colpite, il crollo riflette una sensibilità maggiore alle difficoltà economiche in generale e all’esposizione alle comodities. Ma in Europa sono limitate le esposizioni bancarie verso questo settore. Le banche hanno buone riserve, hanno ridotto la leva finanziaria e il comitato di Basilea ha osservato che sono state compiute riforme sostanziali“.

La ripresa nell’Eurozona non sta rispettando quelle che erano le previsioni: “La ripresa prosegue a passo moderato, sostenuta soprattutto dalle nostre misure di politica monetaria e dall’impatto favorevole sulle condizioni finanziare e dai prezzi dell’energia. Gli investimenti restano deboli, e il settore delle costruzioni finora non si è ripreso. Per rendere l’eurozona più resiliente, la Bce è pronta a fare la sua parte e come annunciato esaminerà la possibilità di agire a inizio marzo. Da inizio dicembre un deterioramento del sentimento economico ha guadagnato velocità e nel tempo è diventato più volatile e suscettibile a cambiamenti rapidi. In questo ambiente i prezzi in Borsa sono scesi e i titoli bancari sono stati particolarmente colpiti, sia globalmente che in Europa, riflettendo l’alta sensibilità del settore alla prospettiva economica più debole del previsto. La caduta dei titoli bancari è stata amplificata dalla percezione che le banche potrebbero dover fare di più aggiustare i loro modelli di business ad un ambiente di bassa crescita e bassi interessi, e al rafforzato quadro regolatorio messo in piedi dall’inizio della crisi“.

Secondo Draghi circa la metà della ripresa registrata negli ultimi due anni è figlia delle scelte monetarie prese dalla BCE. Un contributo che andrebbe alimentato aumentando gli investimenti pubblici ed abbassando la tassazione: “Circa metà della ripresa degli ultimi due anni può essere attribuita alle scelte della Bce: anzi, negli ultimi quattro anni la nostra è stata l’unica politica di stimolo. Diventa sempre più chiaro che le politiche di bilancio dovrebbero sostenere la ripresa tramite investimenti pubblici e una tassazione più bassa“, il tutto senza dimenticare “il rispetto delle regole del patto di stabilità e di crescita resta essenziale per mantenere la fiducia nell’architettura di bilancio“. Draghi ha poi aggiunto che “l’euro ha un futuro, ma dobbiamo lavorarci. Dovremmo approfittare di queste opportunità per rafforzare la nostra integrazione monetaria proprio adesso“.

Tra i provvedimenti di carattere pratico, la BCE sta valutando di eliminare le banconote da 500 euro: “Sulle banconote da 500 euro c’è una sempre maggiore convinzione nell’opinione pubblica che i tagli più grandi siano utilizzati per scopi criminali. In questo contesto la Bce sta valutando di intervenire, ma nel caso dovremo farlo con enorme cautela. Il Consiglio Direttivo della Bce sta riflettendo sulla questione, stiamo cercando una migliore soluzione. In ogni caso non vogliamo ridurre la liquidità in circolazione“.

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