Rugby&Stadi: dopo San Siro ecco la grana Parma

A rischio la cittadella del rugby nella città ducale.

Prima fu il Flaminio, poi ci fu il Franchi, infine fu la volta del Meazza. E, ora, ci si mette anche Parma. Il rapporto tra rugby (Fir) e stadi è difficile e le ultime notizie che arrivano dalla città ducale sono un brutto colpo per il presidente Dondi e il suo sogno di far diventare Parma la “capitale ovale” d’Italia.

A raccontarlo è Paolo Mulazzi sulle pagine di Sportparma.it. Ecco cosa racconta il collega.

“Di questi giorni il XXV aprile avrebbe già dovuto essere un cantiere. Ad ottobre, quando a Moletolo venne presentato il secondo stralcio della cittadella del rugby alla presenza del presidente federale Dondi, dell’allora assessore Cova e dell’impresa Allodi aggiudicataria dell’appalto, si parlava di inizio lavori per febbraio-marzo. […]

Che fine hanno fatto? Il presidente Dondi ha incontrato, nei giorni scorsi, il commissario Ciclosi ed avrebbe avuto “rassicurazioni” in merito. «Si è detto disponibile ad accelerare le cose. Io auspico che i lavori partano al più presto, al massimo nel giro di dieci, quindici giorni altrimenti la Fir si ritira» ci dice Dondi. Ritira vuol dire che se non partono i lavori, non si fanno i due campi in sintetico. Ma ritira potrebbe voler dire anche altro. Lo stesso Dondi ha sempre parlato di Parma come una specie di Tirrenia bis: non a caso vi sono già stati raduni di Italia seniores, Emergenti e Seven. Qualora vi fossero ritardi ulteriori o infiniti, tutto questo azzurro a Parma potrebbe avere uno stop. Flaminio docet.

[…] Fine anno che vuol dire anche fine mandato per Dondi, ecco l’interesse a chiudere rapidamente la questione, il quale, riguardo alla sua ricandidatura, glissa: «Adesso devo “staccare” un po’, poi vedrò». Tattica?”