Spagna, governo 2016: ultime notizie. Ancora stallo, si avvicinano le nuove elezioni

Le ultime notizie sulla situazione politica in Spagna

30 marzo 2016 – Sono passate altre settimane e la situazione di stallo permane in Spagna, dove la formazione di un nuovo governo sembra sempre più difficile. Dopo il voto del 20 dicembre, con quattro partiti che hanno raggiunto un numero considerevole di voti, l’unico patto che resiste è quello del 24 febbraio tra Psoe e Ciudadanos. I numeri non bastano per governare e l’allargamento a sinistra con Podemos risulta ancora un’ipotesi remota.

Oggi Pablo Iglesias ha dichiarato che è pronto a fare un passo indietro e non entrare personalmente in un ipotetico governo delle sinistre. La mossa del leader di Podemos difficilmente servirà a qualcosa perché Pedro Sanchez non sembra intenzionato a “mollare” Albert Rivera, condizione richiesta da Iglesias.

Manca un mese per trovare un accordo, altrimenti si andrà a nuove elezioni.

4 marzo 2016 – È arrivato, come previsto, il secondo no della Camera spagnola alla fiducia a Pedro Sanchez. Dopo aver fallito il primo tentativo, quello a maggioranza assoluta, anche la seconda votazione si è conclusa con un nulla di fatto. Bastava la maggioranza semplice questa volta, ma nessuno dei partiti in campo ha modificato la sua intenzione di voto: per il leader dei socialisti è la seconda bocciatura, con 219 no e 131 sì.

Adesso i parlamentari spagnoli hanno due mesi di tempo per trovare un nuovo accordo che possa permettere la formazione di un governo, altrimenti si tornerà alle elezioni. È facoltà del Re Felipe individuare un candidato che possa provare a chiedere la fiducia alla Camera, che potrebbe essere lo stesso Sanchez.

Durante il dibattito al Congreso le formazioni di sinistra, a partire da Podemos, hanno chiesto a Sanchez di cambiare il suo atteggiamento e di dialogare per formare una coalizione di sinistra, comprendente anche gli indipendentisti.

2 marzo 2016 – Dopo l’inedita pausa, riprende la sessione del Congreso con le repliche degli altri partiti al discorso di Pedro Sanchez. Mariano Rajoy ha detto un netto “no” alla richiesta di fiducia di Sanchez. Nel suo discorso, il presidente del governo uscente ha attaccato duramente i socialisti e i nuovi alleati di Ciudadanos e ha utilizzato la parola “bluff” per descrivere l’azione di Sanchez.

Non ci sono state sorprese durante la votazione: il Parlamento ha votato no alla fiducia a Pedro Sanchez.

1° marzo 2016 – Oltre due mesi dopo il voto, è arrivato il primo momento della verità: Pedro Sanchez, leader del secondo partito più votato, sta parlando al Congreso chiedendo la fiducia dei parlamentari. Nel suo discorso alla Camera spagnola Sanchez ha chiesto “un cambio”, spiegando che sono i cittadini coloro che hanno chiesto – con il loro voto di dicembre – un cambio fatto di accordi.

La fiducia a Pedro Sanchez è tutt’altro che scontata: al momento il Psoe può contare solo sull’appoggio di Ciudadanos. Numeri che non bastano per ottenere la fiducia con maggioranza assoluta nel primo voto (domani sera) e nemmeno con maggioranza semplice (secondo voto venerdì sera).

Nel suo discorso al Congreso Sanchez si è rivolto più volte a Mariano Rajoy, per chiedere di accettare una grande coalizione Psoe-Pp-Ciudadanos. Visti i netti rifiuti di Pablo Iglesias (Podemos), è la grande coalizione lo scenario principale su cui scommette adesso Sanchez.

Il leader socialista Sanchez ha poi provato ad aprirsi anche a sinistra, e rivolgendosi a Pablo Iglesias ha detto: “Le sinistre insieme non hanno i numeri per ottenere la fiducia, ma perché non facciamo un governo di cambiamento con tutte le forze politiche che vogliono il cambiamento? (con Podemos e Ciudadanos, ndr)“.

Se le votazioni andranno a vuoto, si tornerà al voto a giugno.

Spagna, governo 2016: ultime notizie. Sanchez verso investitura? Firmato accordo Psoe-Ciudadanos

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24 febbraio, 11.50 – Continua il difficile lavoro di Pedro Sanchez a caccia di alleanze che possano permettere la sua investitura e la formazione di un governo. Negli ultimi giorni il leader socialista ha portato avanti, in parallelo, trattative con Podemos e con i centristi di Ciudadanos.

La notizia del giorno è la firma dell’accordo tra Psoe e Ciudadanos, avvenuta nel Congreso davanti alle telecamere. La direttiva del partito di Albert Rivera ha annunciato che voterà sì all’investitura di Sanchez. Tra i punti dell’accordo siglato (“accordo riformista e progressista“) c’è il limite a due mandati dei parlamentari, la riduzione della pressione fiscale per la classe media, ma anche un netto “no” al referendum sull’indipendenza della Catalogna.

Il rebus governativo non arriva certo ad una soluzione dopo quest’accordo: Pablo Iglesias, l’altro potenziale alleato del Psoe, non vede di buon occhio l’asse Sanchez-Rivera (soprattutto lo stop sulla Catalogna) e quindi, senza un ulteriore accordo, non appoggerà l’investitura del socialista. Le prossime ore saranno ancora dense di trattative.

In questo quadro rimane isolato Mariano Rajoy: il presidente uscente oggi in un’intervista tv ha detto che il patto Psoe-Ciudadanos “non serve a niente“, ha ribadito che l’unico accordo positivo per il paese sarebbe quello tra PP, Psoe e Ciudadanos e ha riconosciuto che l’ipotesi al momento più plausibile sia quella del ritorno alle urne a giugno.

Il calendario del Congreso, la Camera spagnola, prevede martedì 2 marzo il primo voto di investitura a Sanchez (maggioranza assoluta) e sabato 5 marzo il primo voto in cui basterà la maggioranza semplice.

Il Re propone a Sanchez di formare il governo

2 febbraio, 20.10

Secondo giro di consultazioni: il Re Felipe VI ha proposto oggi a Pedro Sanchez di provare a formare un governo. Adesso sta al leader socialista cercare di trovare un accordo, probabilmente con Podemos e le sinistre indipendentiste, per ottenere i numeri che gli permetterebbero di governare.

20.10 – Rajoy rinuncia a provare a formare il governo: il leader uscente del governo ha declinato l’invito del Re Felipe VI per evitare di andare incontro ad una sconfitta in parlamento. La settimana prossima ripartirà con un nuovo giro di consultazioni: a quel punto potrebbe essere decisiva la scelta del socialista Pedro Sanchez: governo insieme ai popolari o a Podemos?

Mariano Rajoy ha confermato nella successiva conferenza stampa che la rinuncia è temporanea: “Adesso non ho i numeri”. Ha spiegato che per lui l’unica opzione rimane quella di un accordo tra PP, Psoe e Ciudadanos.

22 gennaio 2016 – La giornata di oggi potrebbe segnare una svolta nella difficile composizione del governo. Pablo Iglesias, che fino ad ora aveva escluso ogni tipo di possibile accordo con gli altri partiti, ha proposto una soluzione che vedrebbe lui come vicepresidente di un governo diretto dal socialista Pedro Sanchez.

L’ipotesi è stata proposta nel corso della consultazione del Re Felipe VI con il leader di Podemos e ha spiazzato i socialisti che non si aspettavano un’apertura di questo tipo.

Pedro Sanchez, che da oggi è più vicino al raggiungere la presidenza del governo, ha ringraziato Iglesias ma ha spiegato che prima va concessa a Rajoy e al PP – partito più votato – la possibilità di provare a formare un governo. Nel prevedibile caso di un insuccesso di Rajoy, potrebbe profilarsi il governo delle sinistre con Psoe, Podemos e Izquierda Unida.

Si è insediata la Camera, il presidente è socialista

13 gennaio 2016 – Oggi il primo atto formale dopo le elezioni di dicembre: si è insediata la Camera dei Deputati, il Congreso. Entrano per la prima volta in parlamento le forze nuove Podemos e Ciudadanos e per la prima volta si sono visti look più informali, senza le abituali giacche e cravatte.

Il primo atto di quella che si preannuncia una legislatura particolare (e forse breve, vista l’ipotesi del ritorno alle urne) è stata l’elezione del presidente. In seguito all’accordo Psoe-Ciudadanos – e grazie alle schede bianche dei Popolari – è stato eletto presidente il socialista Patxi López. Per lui 130 voti, contro i 71 di Carolina Bescansa, candidata di Podemos. Il partito di Pablo Iglesias si è tenuto fuori dal primo accordo di questa legislatura, criticandolo.

Spagna, governo 2016: ultime notizie. Incontro tra Mariano Rajoy e Pabo Iglesias

28 dicembre 2015 – Continuano gli incontri tra i leader dei partiti a caccia di un accordo che possa permettere la formazione di un governo: questa mattina alla sede del Governo si è tenuto quello tra Mariano Rajoy e Pablo Iglesias. L’incontro tra il leader di Podemos e il vincitore delle elezioni è probabilmente quello dall’esito più scontato: Partito Popolare e Podemos non hanno punti in comune e Iglesias continua a dirsi contrario ad ogni tipo di appoggio – diretto o indiretto – ad un nuovo governo presieduto da Rajoy.

Il prossimo incontro in programma è quello tra Rajoy e Albert Rivera di Ciudadanos: in questo caso si prevede una convergenza che però numericamente non basterà. Continua ad essere decisivo il ruolo dei socialisti: Pedro Sanchez per il momento si dice contrario all’investitura di Rajoy e pronto a provare a formare il nuovo governo.

Spagna, governo 2016: ultime notizie. Incontro Rajoy-Sanchez

23 dicembre 2015 – Sono passati tre giorni dal voto e c’è già stato il primo incontro tra leader politici nella difficile ricerca di un accordo che possa permettere la formazione di un nuovo governo. Mariano Rajoy, uscito vincitore dalle elezioni, ha incontrato nel Palazzo della Moncloa il leader socialista Pedro Sanchez. È il primo passo verso un patto di stato tra PP e Psoe? Secondo le indiscrezioni emerse sui media spagnoli, Rajoy avrebbe offerto a Sanchez la presidenza della Camera e il via libera alle riforme costituzionali, chiedendo in cambio il voto di fiducia o quantomeno l’astensione che permetterebbe allo stesso Rajoy di esere rieletto presidente del consiglio.

A spingere fortemente un accordo in tal senso è anche Albert Rivera: il leader di Ciudadanos, arrivato 4° alle elezioni, propone un patto “tra tutte le forze che non vogliono rompere la Spagna”, riferendosi a Ciudadanos, Psoe e PP, tenendo fuori Podemos di Iglesias.

Lo stesso Pablo Iglesias invece ha dichiarato di volere come presidente “una figura indipendente di prestigio”, a capo di un governo senza popolari.

Spagna, governo 2016: cosa succede adesso? Il ruolo di Re Felipe VI

21 dicembre 2015
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Le elezioni del 20 dicembre 2015 in Spagna hanno ufficializzato la fine del bipartitismo. Quattro forze politiche hanno ottenuto almeno 40 seggi sul totale dei 350 della Camera. La vittoria del Partido Popular è stata netta in percentuale e per numero di voti, ma non sufficiente per conquistare la maggioranza assoluta.

Come si forma il governo in Spagna

Cosa succede adesso? Quali sono le leggi che porteranno alla formazione del governo spagnolo nel 2016? Ecco il quadro della situazione, assolutamente inedita in Spagna, dove per governare sarà necessario trovare accordi non certo facili.

La prima data chiave è il 13 gennaio 2016, quando si insedieranno i 350 deputati, che sono così divisi: Partido Popular 123, Partido Socialista Obrero Español 90, Podemos 69 (includendo anche i partiti locali coalizzati), Ciudadanos 40, Esquerra Republicana De Catalunya-Catalunya Sí 9, Convergència 8, Partido Nacionalista Vasco 6, Unidad Popular 2, Euskal Herria Bildu 2, Coalición Canaria 1.

A quel punto, secondo l’articolo 99 della Costituzione, entra in gioco il Re di Spagna. Felipe VI dovrà consultare tutti i gruppi politici con rappresentanza parlamentare e poi proporre il nome del candidato presidente del Governo. Il Re ha pieno potere in tal senso, ma chiaramente il nome proposto dev’essere quello di un candidato che possa ottenere la fiducia della Camera (il Senato non ha questa funzione).

La Camera sarà dunque chiamata a dare la fiducia al candidato proposto dal Re: la prima votazione è a maggioranza assoluta. L’eventuale seconda votazione ha luogo 48 ore dopo e in quel caso basterà la maggioranza semplice, ovvero i “sì” alla fiducia dovranno essere più dei “no”, con la possibilità da parte dei deputati di astenersi.

In caso di mancata fiducia, il Re potrà proporre nuovi candidati. C’è un tempo limite per arrivare all’investitura del nuovo capo di governo: 2 mesi calcolati dal momento della prima votazione. Passati i due mesi, la Costituzione prevede che il Re sciolga le Camere: si andrebbe a quel punto a nuove elezioni.

Il ruolo di Felipe e gli accordi tra i partiti

In tempi di bipolarismo, il ruolo del Re era molto semplice: bastava proporre il candidato presidente del partito più votato e la fiducia veniva votata senza sorprese. A Felipe tocca un ruolo ben più delicato: dovrà mediare tra le varie forze politiche, sondando possibili alleanze e provando a favorire accordi senza i quali si entrerebbe in una situazione di stallo. L’eventuale ritorno al voto, con la stessa legge elettorale, non potrebbe migliorare la situazione.

I risultati del 20 dicembre e le profonde divisioni tra i partiti rendono praticamente impossibile ogni ipotesi di maggioranza assoluta. Gli unici casi in cui questa sarebbe possibile sono due: una grande coalizione PP-Psoe oppure una coalizione di tutte le forze di sinistra (indipendentiste e nazionaliste). Ma anche queste due ipotesi sono al momento remote.
I giochi si spostano alla seconda votazione, dove a pesare sarà la scelta dei partiti sull’astensione: uno o più partiti potrebbero astenersi per permettere il raggiungimento della maggioranza semplice senza dover dare la fiducia a un candidato rivale.

La situazione attuale

È praticamente certo che il primo candidato del Re Felipe sarà Mariano Rajoy, leader del partito più votato. A tal proposito possiamo già registrare le prime dichiarazioni da parte degli altri partiti: i socialisti hanno specificato che voteranno “no” alla fiducia a Rajoy, così come Podemos. Ciudadanos invece si asterrà.

C’è invece margine di trattativa tra Podemos e Psoe in caso di candidatura di Pedro Sanchez: il partito di Pablo Iglesias potrebbe astenersi per favorire l’elezione del leader socialista, chiedendo in cambio il referendum per l’indipendenza in Catalogna.

Siamo solo al primo giorno della delicatissima fase di trattative: gli scenari cambieranno giorno dopo giorno, fondamentale il ruolo di Felipe nel riuscire a favorire accordi che al momento sembrano davvero lontanissimi.