Francia: centri di internamento per sospetti terroristi? Il governo Valls si rivolge al Consiglio di Stato

Il governo francese chiede al Consiglio di Stato se sia lecito aprire dei centri di internamento per sospetti jihadisti (e non solo)

La Francia, dopo gli attentati di Parigi, non scarta nessuna ipotesi sulla sicurezza. Ieri, il sito Lundi Matin ha diffuso un documento, nel quale l’ufficio del primo ministro Manuel Valls chiede al Consiglio di Stato se è legittimo costruire dei centri di internamento preventivo per sospetti jihadisti (e non solo), potenzialmente in grado di compiere attentati terroristici.

L’esecutivo socialista non ha smentito la veridicità del documento, ma ha precisato che si tratta dell’adempimento di una promessa fatta dal presidente Francois Hollande, durante il suo discorso al Congresso il 16 novembre scorso. La promessa era quella di valutare tutte le proposte, comprese quelle dell’opposizione, avanzate dopo le stragi.


Effettivamente la proposta sui centri di internamento era arrivata dal Paratito Socialista, ma da Laurent Wauquiez, esponente di spicco dei Républicains, la formazione neo-gollista di Nicolas Sarkozy. Tuttavia, pur prendendo le distanze, il governo sonda il terreno per la creazione di una sorta di “Guantanamo francese”, tentando così di mostrarsi più intransigente del Front National di Marine Le Pen, che domenica ha vinto il primo turno delle regionali.

Ricordiamo che in Francia le persone sottoposte a controlli sono schedate con la lettera S, al fine di prevenire minacce gravi per la sicurezza della Repubblica. Attualmente gli schedati sono 20 mila persone. Tra loro ci sono 10mila islamici radicali, ma anche estremisti di destra e di sinistra, hooligan, simpatizzanti del Pkk curdo e di Hezbollah.

Il testo del documento sostiene che l’obiettivo della richiesta al Consiglio di Stato è quello di accertare la legittimità di un provvedimento teso ad “accrescere la sorveglianza di individui conosciuti dai servizi di polizia che presentano degli indizi di pericolosità, in particolare le persone oggetto di una scheda S“. In questo modo si eviterebbe quello che è accaduto in altre occasioni, ovvero che uno schedato possa entrare in azione. Erano infatti schedati Mohamed Merah a Tolosa nel 2012, i fratelli Kouachi e Coulibaly a gennaio di quest’anno, l’attentatore del Thalys e i kamikaze del Bataclan il 13 novembre.

Il direttore del quotidiano on line Mediapart, Edwy Plenel, ha subito preso le distanze dal piano del governo, parlando di “macchina infernale dello stato di emergenza”. E la critica ci pare appropriata, anche perché la polizia giudiziaria francese, da quando è stato introdotto lo stato di emergenza, ha già messo agli arresti domiciliari oltre 300 persone.

Creare di fatti una sospensione dello stato di diritto, mettendo i cittadini in balia del potere sovrano, può avere delle conseguenze nefaste sulla democrazia. Se tutto ciò poi si combina ad una strategia di guerra, è facile prevedere che difficilmente si otterrà un guadagno in termini di sicurezza.

Infine, rimarchiamo che aprire dei “centri” per sospettati ci riporta drammaticamente ad esperienze politiche del novecento che pensavamo di esserci messi alle spalle nel “civile” occidente.