Elezioni 2013 – Sondaggi: quanto vale la ‘Lista Monti’?

I numeri dei sondaggisti e le speranze del Terzo Polo

Il sospetto che Mario Monti alla fin fine si voglia candidare alle elezioni del 2013 è più che legittimo, viste anche le sue ultime apparizioni in tv in un’inedita veste simpatica. Ma sotto c’è qualcosa di più, se è vero, come racconta La Stampa (qui l’articolo in pdf) che il Professore si è messo in contatto con il professor D’Alimonte (uno dei massimi esperti di flussi elettorali) per capire quanto potrebbe valere la ‘Lista Monti’ se davvero decidesse di scendere in campo.

Un’area di centro con a capo Monti varrebbe per D’Alimonte, oggi, circa il 15%. Con la certezza di superare l’otto per cento in tutte le regioni e quindi eleggendo diversi senatori, condizione fondamentale per contare qualcosa. Una domanda sorge spontanea: a che ci si riferisce esattamente con “Area Monti”? Perché considerando che nei sondaggi il Terzo Polo viaggia attorno al 10-11%, il valore aggiunto del Professore non sarebbe gran cosa, circa un 4%. Non sono numeri che fanno saltare sulla sedia. Diverso il discorso se questo 15% si riferisse a un partito di Monti, a cui si aggiungerebbero i voti dell’Udc e compagnia. Ma anche in questo caso: siamo sicuri che i voti di Casini, Fini e Montezemolo si aggiungerebbero? Non è che invece la lista del Professore se li mangerebbe tutti?

Insomma, il panorama non è molto chiaro. Quello che sembra evidente è che un partito a guida Monti – che non potrebbe allearsi con il Pdl a guida Berlusconi e nemmeno con il cartello Pd-Sel – non sembra destinato a sconvolgere gli equilibri. Semmai solo a rafforzare l’area di centro rendendola più decisiva di quanto non sia adesso. A fare le pulci ai numeri di Monti è Libero, che di certo non ha nessuna simpatia per il premier.

La forbice oggi va, secondo un sondaggio Ipr, fra i più accreditati, dal 4-9 per cento. Se Monti restasse nell’ombra e lasciasse fare ad una lista che gli strizza l’occhio come quella del trio Montezemolo-Casini-Fini il risultato sarebbe bassissimo, il 4 per cento. Se invece Monti prendesse in mano la lista e si candidasse a premier allora la stessa lista salirebbe al 9 per cento.

Quindi risultati ancora più bassi di quelli che otterebbe il Terzo Polo senza Monti, è possibile?. Altri sondaggi sono un po’ più lusinghieri, ma la sostanza non cambia.

Si passa da un 10% di Swg al 15% di Renato Mannheimer, passando per il 12-15% dell’Istituto Piepoli. Per Piepoli ad una coalizione con in testa Mario Monti “guarderebbe con crescente interesse la metà dell’elettorato ancora indeciso, moderati, liberali di centro, orfani e delusi dal centrodestra berlusconiano. L’Udc di Casini da sola vale non più del 6%, Montezemolo non pervenuto e Fli di Fini il 3 al massimo”.

Insomma, dov’è il valore aggiunto del Professore? Possibile che un’entrata nell’arena politica alla guida dei suoi fan più scatenati cambierebbe così poco lo scenario? A giudicare da questi numeri al professore conviene starsene a casa. Ma va detto che finché Monti non decide di candidarsi e non comincia la sua campagna elettorale non si può davvero sondare il suo valore politico. L’incognita sul suo effettivo peso politico, però, resta tutta.

Foto |© Getty Images

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