Tutte le fronde del Pdl, diviso tra pro-Monti ed ex-An

Il partito di Berlusconi è spaccato in tre

di guido

La ridiscesa in campo di Berlusconi, si sa, non è stata presa bene proprio da tutti. Il giorno dell’annuncio è stato accompagnato da una sfilza di comunicati di sostegno, da Bondi in giù, ma guardando tra le centinaia di nomi di supporter, tra senatori, deputati ed europarlamentari, di nomi importanti ne mancano parecchi. Come se non bastasse, il Cavaliere nell’intervista di ieri ha detto che solo il 10% degli attuali parlamentari sarà ricandidato, e anche se Bonaiuti si è affrettato a rettificare (il 10% riguarda solo i “politici di professione”) tra i pidiellini è suonato l’allarme. Con l’aria di repulisti che tira, e il numero ridotto di seggi sicuri in un partito che oggi naviga sotto il 20%, è ovvio che ci si guardi intorno.

Al momento le fronde del Pdl sono essenzialmente tre: i “rottamatori”, i pro-Monti e gli ex-An, e sembra difficile che possano convergere in un unico soggetto. I rottamatori fanno capo a Giorgia Meloni e Guido Crosetto, ex candidati alle primarie, che ritengono un errore la ricandidatura di Berlusconi e premono per un rinnovamento del partito. Si riuniranno domenica 16, il giorno in cui si sarebbero dovute tenere le primarie del Pdl, per decidere sul da farsi. Al momento non si parla di uscire dal partito, ma di rinnovarlo dall’interno. Se poi dovesse nascere una “lista Monti“, alcuni potrebbero migrare lì (forse Crosetto), mentre la Meloni potrebbe andare alla guida della nuova formazione composta dagli ex-An.

Ma per il momento La Russa, Gasparri, gli ex di Alleanza Nazionale e forse anche Fabrizio Cicchitto si muovono per conto loro, e stasera si riuniranno a Roma – mentre Berlusconi presenterà il nuovo libro di Bruno Vespa – per contarsi. L’ipotesi accreditata dai giornali di centrodestra è quella di un accordo nel Pdl, secondo cui Berlusconi rifarà Forza Italia, con Alfano e una infornata di volti nuovi, e i “colonnelli” fonderanno un nuovo partito (nome provvisorio “Centrodestra nazionale”) che appoggerà la candidatura del Cavaliere ma esternamente al partito principale. Resta da capire se La Russa e Gasparri accetteranno di essere trattati da alleati di serie B, ma al momento non hanno molta scelta. Non è escluso che alla fine questa corrente si riunisca a quella della Meloni, e alla componente cattolica “Famiglia e solidarietà” che sta nascendo per mano di Rotondi, Baccini e Giovanardi, anche loro in procinto di uscire consensualmente dal Pdl.

Poi c’è la questione dei pro-Monti, che rappresenta al momento il principale grattacapo per il Pdl. In questo caso non si tratta solo di poltrone ma di idee: ci sono gli europeisti come Franco Frattini e Mario Mauro, che hanno detto che tra Europa e Berlusconi sceglierebbero la prima, ci sono Gianni Alemanno, Maurizio Sacconi e Gaetano Quagliariello. Rispetto ai “rottamatori”, hanno ormai un piede fuori dal partito, e se la lista centrista dovesse avere la benedizione di Monti il loro approdo finale sarebbe quello. Ma per il momento Alfano cerca di trattenerli, cercando di mediare tra le posizioni. Infatti c’è ancora chi crede – anche vista la chiusura leghista – che a gennaio Berlusconi potrebbe nuovamente fare un passo indietro e candidare Alfano a Palazzo Chigi, soprattutto se Monti dovesse scendere in campo.

Foto |© Getty Images

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