Berlusconi “rialza” il Pdl. E il centro-sinistra si accontenta delle bordate straniere contro il Cav

Non è la prima volta che la sinistra italiana (e zone limitrofe) confonde lucciole per lanterne, certa che siano sempre gli “altri” a tirar fuori le castagne dal fuoco, senza pagare dazio. Non c’è bisogno di andare troppo lontano (gravissime le responsabilità dei comunisti italiani ed europei per la divisione del fronte antifascista dagli anni

Non è la prima volta che la sinistra italiana (e zone limitrofe) confonde lucciole per lanterne, certa che siano sempre gli “altri” a tirar fuori le castagne dal fuoco, senza pagare dazio. Non c’è bisogno di andare troppo lontano (gravissime le responsabilità dei comunisti italiani ed europei per la divisione del fronte antifascista dagli anni ’20 in avanti) per comprendere l’autolesionismo del Pds ex Pci agli inizi degli anni ’90, con l’avvio di Mani pulite.

Come non ricordare la soddisfazione e il “fregarsi le mani” dei post comunisti (ma anche di non pochi post diccì) al tintinnar delle manette che aprivano le porte del carcere ad esponenti del Psi e della Dc frantumando i due partiti “nemici”? Il dopo non fu all’insegna delle … bandiere rosse ma dell’avvio del ventennio di Silvio Berlusconi e del berlusconismo.

Così, anche oggi, dopo il ri-ri-ritorno in campo del Cavaliere, si rischia il replay. Infatti a Bruxelles il Ppe (cioè i democristiani e/o moderati europei dove alloggia anche il partito del “predellino”) boccia il ritorno di Berlusconi, la Merkel chiama gli italiani a rispondergli picche, Liberation titola in copertina: “Il ritorno della mummia”, con altri autorevoli giornali e media sullo stesso binario. Cui prodest?

Non può essere certo Bersani a invitare gli europei a non dire liberamente ciò che pensano dell’ex premier italiano il quale anche ieri ha ricordato di essere stato: “uno dei più autorevoli premier a livello internazionale”. La strada, però, non è quella di vivere sugli aiutini altrui, né quella di appiattirsi su una difesa tout court dell’Europa così com’è, con le sue strutture dirette e indirette e i suoi apparati tutt’altro che la migliore espressione della democrazia, dell’efficienza e del buon governo.

Insomma, lasciare a Berlusconi la carta del nazionalismo contro la protervia dei poteri forti (compresi Banche, Merkel, spread ecc.) e trincerarsi nella difesa del bidone di benzina vuoto potrebbe essere perdente, se non esiziale.

Il populismo e la demagogia berlusconiana non si battono inseguendo Berlusconi e i suoi – già ritornati arroganti e maramaldi anche nel linguaggio – sullo stesso terreno (c’è già Grillo, specularmente), bensì portando gli italiani al ragionamento, sulle responsabilità reali di questo stato di crisi italiana, su quanto fatto di bene e di non bene dal governo Monti in questi ultimi 13 mesi, su cosa si propone concretamente di fare subito dopo il voto, quali riforme pro e contro chi.

Senza sbagliare idee, leader, alleanze, utilizzando tutte le risorse, a cominciare da quelle della nuova comunicazione della rete. Dopo la ricandidatura di Berlusconi e le annunciate dimissioni di Monti il Pdl è in rialzo, già al 18%. Un fuoco di paglia o un segnale di cui tener conto?