Elezioni parlamentari Venezuela 2015: Maduro rischia il referendum popolare

Tutte le notizie sulle elezioni parlamentari in Venezuela. Il chavismo esce duramente sconfitto

17.00 – La presidente del Cne, il tribunale elettorale venezuelano, Tibesay Lucena, tarda ad assegnare gli ultimi seggi dell’Assemblea Nazionale. E la questione non è di poco conto.

Se infatti l’opposizione dovesse arrivare a quota 112 seggi, non solo renderebbe molto difficile al Psuv l’azione di governo, ma potrebbe anche chiedere un referendum popolare sul presidente Nicolas Maduro. In questo modo, il successore di Hugo Chavez, nel giro di poco, sarebbe obbligato a convincere il popolo venezuelano a ridargli fiducia. Operazione molto difficile questa, visto l’attuale situazione economica.

Se Maduro riuscirà invece ad ottenere più di 55 seggi, che evitano la maggioranza qualificata al Mud, potrà tentare ad andare avanti. Ma, in ogni caso, dovrà fare i conti con un’opposizione che non ha intenzione di trattare, esponendosi così ad un rischio di progressivo logoramento.

16.00 – Come riportato da Granma, il presidente cubano, Raul Castro, ha inviato un suo messaggio di solidarietà al suo omologo venezuelano Nicolas Maduro: “Caro Maduro, ho seguito, minuto per minuto, la straordinaria battaglia che avete fatto e ho ascoltato con ammirazione le tue parole. Sono sicuro che verranno nuove vittorie della Rivoluzione Bolivariana e Chavista sotto la tua direzione.Saremo sempre con voi“.

Aggiornamento 7 dicembre 2015, ore 08.00Mesa de la Unidad Democratica (Mud), il cartello che riunisce le opposizioni, ha vinto le elezioni parlamentari in Venezuela. La destra conquista 99 seggi, sui 167 seggi in palio all’Assemblea Nazionale. Crolla il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), che per il momento ottiene solo 46 seggi. Ad annunciarlo è stato il presidente della Commissione elettorale.

Restano da assegnare ancora 22 seggi, ma sono numeri che non possono alterare il risultato finale. L’affluenza, definita “straordinaria”, è stata del 74,25%. Il presidente, Nicolas Maduro ha riconosciuto la vittoria dell’opposizione subito dopo la proclamazione dei risultati.

Con il voto abbiamo battuto democraticamente un governo che non è democratico“, con queste parole Jesus Torrealba, segretario del Mud ha commentato il risultato elettorale.

Elezioni parlamentari Venezuela 2015: urne aperte. Il chavismo è al tramonto?

6 dicembre 2015 – Oggi in Venezuela si vota per le elezioni parlamentari. Sono chiamati alle urne 19milioni e mezzo di cittadini, di almeno 18 anni di età. Dovranno eleggere 167 deputati, che rimarranno in carica quattro anni all’Assemblea Nazionale.

Tutti si domandano se oggi si decreterà l’inizio del declino per il chavismo, al potere da più di 15 anni. Il fronte dell’opposizione riunita sotto il cartello Mesa de la Unidad Democratica (Mud) pensa che sia arrivato il momento della svolta, e si fa forte dei sondaggi internazionali che lo danno al 60% dei consensi.

Di tutt’altro avviso il Partito socialista unito del Venezuela (Psuv), guidato dal presidente Niolas Maduro. La formazione, che fu di Hugo Chavez, prova a resistere, nonostante la crisi economica. E, per l’occasione, ha mobilitato le piazze e i settori popolari, che sono lo zoccolo duro del suo elettorato.

La tornata elettorale dovrebbe essere garantita nella sua regolarità. La revisione dei seggi elettorali sarà operata alla presenza di osservatori nazionali e internazionali. E il sistema di voto, automatizzato, è stato riconosciuto come sicuro. Maduro, per parte sua, si è impegnato a riconoscere il verdetto delle urne.

Come sottolinea, invece, Geraldina Colotti su Il Manifesto, l’opposizione è già sul piede di guerra in caso di risultati sfavorevoli. Lilian Tintori, moglie del leader di Voluntad Popular, Leopoldo Lopez (condannato per le violenze del 2014, 43 morti e oltre 800 feriti) ha dichiarato dal Paraguay: “Il 6 dicembre possono succedere due cose, o vince l’opposizione, o c’è una frode“.

Ricordiamo che dopo l’elezione di Maduro nel 2013, che si impose con un esiguo margine di voti, il suo avversario di destra legato agli Usa, Henrique Capriles Radonski, invitò alla rivolta. Così, nei giorni successivi alla consultazione, si registrò la morte di 11 chavisti, ma anche incendi, devastazioni e saccheggi.

A far salire la tensione, a fine novembre, c’è stato anche l’assassinio di Luis Manuel Díaz, segretario generale del partito Acción Democrática nello Stato di Guarico. Il politico, legato alle mafie del lavoro è stato fatto fuori da una banda concorrente. I responsabili del crimine sono stati arrestati, ma intanto si era già scatenata una campagna contro il Psuv, a cui non poteva non prendere parte la nota blogger anti-castrista Yani Sanschez.

In ogni caso, Maduro e il suo entourage rischiano la sconfitta perché la situazione economica è al collasso. Complice la congiuntura internazionale e la politica dell’Opec, l’inflazione è alle stelle e si registra la mancanza di beni di prima necessità nel paese. Il Presidente ha promesso ripetutamente delle nuove misure per riattivare l’economia, ma per ora i risultati non sono stati significativi.

Si teme che se i risultati elettorali dovessero essere in bilico, il Venezuela potrebbe essere trascinato in una ondata di violenza. Proprio in questi giorni Manuel Furelos è finito in arresto. Il commissario della polizia del municipio di Sucre (Polisucre) è stato incastrato da video e testimonianze.

Le immagini documentano che Furelos, insieme ad un consigliere comunale di Voluntad Popular, dava ordini a una banda di motorizados (motociclisti), inizialmente presentati come attivisti filo-governativi. Ricordiamo che il capo della polizia è un noto estimatore di Posada Carriles, ex agente dei servizi segreti americani, che ha svolto attentati terroristici in America Latina negli anni ’60-’80.