Cameron chiede il via libera al Parlamento per bombardare l’Isis in Siria

Cameron chiede al Parlamento per l’autorizzazione per intervenire militarmente in Siria. Il suo obiettivo è di passare all’azione già prima di natale

David Cameron è stato di parola. Il 23 novembre scorso, in visita a Parigi, non aveva concesso solo la base militare britannica di Cipro alla Francia, ma si era impegnato anche nell’offrire maggiore supporto nel conflitto siriano. Così, oggi, a Westminster, il primo ministro conservatore ha chiesto espressamente l’approvazione per bombardare lo Stato Islamico. Il suo obiettivo è di passare all’azione già prima di natale.

Il premier britannico avrebbe voluto intervenire nella guerra civile siriana già da un pezzo. Nel 2013, pur avendo la maggioranza, non convinse però il Parlamento a prendere l’inziativa contro il regime di Bashar al-Assad. Poi, dopo la nascita del Daesh, nel settembre 2014, è riuscito ad ottenere l’autorizzazione a partecipare ai bombardamenti in Iraq. Ma sulla Siria persistevano le perplessità sia nello schieramento laburista sia in quello conservatore.

Gli attentati di Parigi e il voto unanime del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sulla lotta all’Isis hanno cambiato il quadro generale. Dopo aver mitigato ieri la spending review, Cameron oggi sente di essere più forte. Ed ha presentato l’opzione militare come una necessità per salvaguardare la sicurezza nazionale.

Più a lungo consentiamo all’Isis di espandersi in Siria, maggiore è la minaccia“, ha detto ai parlamentari. Ed ha aggiunto: “E’sbagliato esternalizzare la sicurezza ad altri paesi, ed è sbagliato che le forze aeree di altri paesi si debbano accollare gli oneri e i rischi di colpire l’Isis in Siria per fermare il terrorismo in Gran Bretagna.”

Cameron ha una maggioranza assoluta fragile, di appena 16 deputati, Dunque, deve garantirsi il voto di un certo numero di deputati dell’opposizione. Tra i Tory non tutti sembrano essere d’accordo con la sua linea, ma una mano potrebbero dargliela i laburisti che non hanno ancora raggiunto una sintesi politica sull’intervento militare.

Jeremy Corbyn, leader del Labour, ha più volte espresso la sua opposizione ai bombardamenti, ma oggi si è mostrato prudente. “Non c’è alcun dubbio che l’Isis rappresenta una minaccia per la sicurezza delle persone in questo paese. Ma mi domando ora se un’estensione dei bombardamenti, dall’Iraq alla Siria, sia in grado di ridurre o aumentare la minaccia“, ha scritto sulla sua pagina Facebook.

Il cosiddetto governo ombra dei laburisti si riunirà questo pomeriggio per cercare di raggiungere una posizione comune. Se ciò non avverrà, Corbyn o sarà costretto ad imporre la disciplina di partito o lascerà libertà di coscienza. E questa sembra l’ipotesi più accreditata per il momento. C’è il rischio infatti che alcuni membri dell’ esecutivo di minoranza si dimettano, minando così la leadership dell’esponente della sinistra.

Cameron, insomma, questa volta potrebbe spuntarla. E la sua determinazione è confermata dal fatto che oggi ha fornito un documento di 36 pagine in risposta ai rilievi del recente report della Commissione per gli Affari esteri della Camera dei Comuni, in cui si sconsiglia “l’uso della forza in Siria senza una strategia coerente per ottenere risultati tangibili”.

Intanto, nello strategic defence and decurity review, documento ufficiale dell’esecutivo in materia di Difesa e Sicurezza, il primo ministro e il segretario alla Difesa, Michael Fallon, hanno annunciato investimenti per 12 miliardi di sterline entro il 2025.