Ore 12 – Bipolarismo muscolare: tutti contro tutti. E nessuno governa

Che il sistema politico italiano sia malato, vicino al collasso, non ci vuole molto a capirlo. La politica (maggioranza e opposizione, centro destra o centro sinistra) non è in grado di affrontare la crisi generale del Paese. Da 15 anni, con il bipolarismo coatto, sistema che qui non ha nessun radicamento culturale, l’Italia vive in

Che il sistema politico italiano sia malato, vicino al collasso, non ci vuole molto a capirlo.

La politica (maggioranza e opposizione, centro destra o centro sinistra) non è in grado di affrontare la crisi generale del Paese.

Da 15 anni, con il bipolarismo coatto, sistema che qui non ha nessun radicamento culturale, l’Italia vive in una permanente campagna elettorale: è fra l’incudine del “berlusconismo” e il “martello dell’”antiberlusconismo”, in una assurda e asfissiante partitocrazia senza più partiti.

E’ stata demonizzata la “mediazione”, cancellando con artifizi elettorali il “centro”, ritenuto incompatibile con la modernità.

Così quel che è rimasto della politica ha sottratto la partecipazione degli elettori e dei cittadini: domina un teatrino fra farsa e tragedia; sono i media, solleticando gli impulsi più deteriori e incontrollati, a influenzare la gente; sono i sondaggi a dettare la linea politica.

Walter Veltroni torna alla piazza, riprende a soffiare sulla fiamma mai spenta dell’ antiberlusconismo, perché questo è l’unico modo per tentare di rabberciare la tela sempre più strappata del Partito democratico e ridare coraggio a un elettorato smarrito e in fuga da un partito senza identità e forse senza futuro.

Sull’altro fronte, Gianfranco Fini e Umberto Bossi ritrovano coraggio e voce, sono in preda ai vagiti, si smarcano dal capo-padrone Berlusconi per ritagliarsi un angolino sotto i riflettori, per rinserrare le fila dei rispettivi elettorati, per contare di più nella trattativa permanente sul “bottino” del governo centrale e territoriale.

E Berlusconi, professionista ineguagliabile dell’arte della contrapposizione permanente ed esasperata, superandosi e superando tutti, chiede il plebiscito degli italiani per abbattere la costituzione “sovietica” e tracciare il sentiero per prepararsi all’assalto del Colle, vagheggiando un paese alla “Putin”.

Ogni leader brandisce la spada, ogni partito lacera l’aria con i tre squilli di tromba in vista dell’attacco finale, tutti cercano lo scontro risolutore, sedotti dal mito della agognata vittoria finale. E nessuno governa.