Renzi ribadisce la posizione dell’Italia sulla Siria: “Non vogliamo una Libia bis”

Renzi esclude categoricamente un coinvolgimento diretto del nostro paese nella guerra contro l’Isis: “Quattro anni di guerra civile in Libia dimostrano che non fu una scelta felice”.

6 dicembre 2015 – In occasione di un’intervista al Corriere Della Sera, il premier Matteo Renzi è tornato a parlare della lotta allo Stato Islamico e della posizione dell’Italia, che al momento resta a guardare mentre Francia, Germania e Gran Bretagna si stanno muovendo in modo chiaro:

La posizione dell’Italia è chiara e solida. Noi dobbiamo annientare i terroristi, non accontentare i commentatori. E la cosa di cui non abbiamo bisogno è un moltiplicarsi di reazioni spot senza sguardo strategico. Tutto possiamo permetterci tranne che una Libia bis. […] Se protagonismo significa giocare a rincorrere i bombardamenti altrui, le dico: no grazie. Abbiamo già dato. L’Italia ha utilizzato questa strategia in Libia nel 2011: alla fine cedemmo a malincuore alla posizione di Sarkozy. Quattro anni di guerra civile in Libia dimostrano che non fu una scelta felice. E che oggi c’è bisogno di una strategia diversa.

Incalzato dalla giornalista Maria Teresa Meli sulla questione, Renzi ribadisce:

Ho grande rispetto, stima e amicizia personale per François Hollande. È un uomo molto intelligente, la sua reazione è legittima e comprensibile. Ma lui sta guidando una Francia ferita, che ha bisogno di dare risposte a cominciare dal piano interno. Noi vogliamo allargare la riflessione, lottando contro il terrorismo e domandandoci quale sia il ruolo dell’Europa oggi. Doveroso intensificare la lotta a Daesh, discutiamo del come. E non dimentichiamo che gli attentati sono stati ideati nelle periferie delle città europee: occorre una risposta anche in casa nostra. Ecco perché servono scuole e teatri, non solo bombe e missili. È per questo che per ogni euro speso in sicurezza l’Italia investirà un euro in cultura.

Il premier approfitta dell’occasione per rassicurare i cittadini in vista del Giubileo, spiegando ancora che i rischi ci sono sempre, ma che nulla viene sottovalutato.

Renzi: “L’Italia non entra in guerra”. Nessun coinvolgimento diretto in Siria

Aggiornamento 15.50 – Anche il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, è sulla stessa linea del premier Renzi. Pur assicurando “la massima disponibilità alla Francia” nella lotta all’Isis, ha escluso qualsiasi intervento militare in Siria.

Tuttavia, ha aggiunto: “non escludo il rafforzamento dell’intervento in Iraq, nel senso che lo stiamo rafforzando. Mentre i numeri previsti per la nostra missione dal decreto precedente erano attorno alle 500 persone, il decreto che in questo momento è in discussione al Parlamento ne prevede 750“.

17 novembre 2015 – In un articolo apparso sul Corriere della Sera di oggi, viene riportato un virgolettato del Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Le dichiarazioni del premier lasciano intendere chiaramente che l’Italia non sarà direttamente coinvolta nel conflitto siriano.

Ecco le parole di Renzi nell’articolo di Teresa Meli:

“Io sono prudente per varie ragioni quando si parla di guerra. Dobbiamo essere seri, non stiamo discutendo di un congresso di partito, ma di un conflitto e noi non vogliamo entrare in guerra […] Occorre agire con moderazione”

Renzi non è l’unicio che ha preso le distanze dal discorso di ieri di Hollande, che qualcuno ha definito “una chiamata alle armi”. Anche gli altri leader europei non sembrano propensi ad un coinvolgimento diretto in Siria e in Iraq.

Barack Obama, per, parte sua, dopo aver trovato una certa sintonia con Vladimir Putin al negoziato di Vienna e al G20, preferisce non forzare la mano. Le coperture aeree ai curdi continueranno, ma sono esclusi interventi via terra.

Il nostro Presidente del Consiglio rifiuta l’idea di intervenire in Siria soprattutto perché il Giubileo è alle porte. Esporsi eccessivamente nel conflitto significherebbe alzare il tiro contro i terroristi in un momento troppo delicato.

Ai suoi ministri, Renzi ha richiesto di non lasciarsi andare a “inutili allarmismi” e a “non reagire d’istinto“. Meglio non aizzare la voglia di vendetta, che produrrebbe effetti perniciosi.

Per il governo, l’importante è non ripetere gli errori della Libia, che già ci sono costati molto cari in termini di profughi, ma anche in termini di sicurezza. E, dal G20, avverte che per vincere il terrorismo ci vorranno anni e una strategia ben strutturata:

“Noi snideremo i terroristi, ma senza fare confusione e avendo sempre in mente una strategia complessiva, altrimenti siamo destinati a perdere”

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