Russia: guerra in Siria e crisi economia soffocano il welfare

Puntare sulla sicurezza e la difesa sarà una strategia vincente per Putin in vista delle legislative del 2016?

La crisi economica, provocata anche dalle sanzioni occidentali, la guerra in Siria e l’aumento degli investimenti militari da parte dei paesi baltici hanno portato ad una forte riduzione spesa sociale in Russia. E’ quello che viene confermato dal bilancio 2016, approvato ieri dalla Duma (Camera bassa) in prima lettura. Si tratta del secondo documento di programmazione economica dopo la crisi ucraina del 2014 e la conseguente “annessione” della Crimea.

Dal testo emerge che Mosca ha come priorità la sicurezza e la difesa, mentre la sanità e l’istruzione dovranno subire nuovi tagli. E il contenimento del welfare non facilita la leadership di Vladimir Putin, il Presidente che, dopo gli anni bui del governo Eltsin, era riuscito a dare nuove prospettive di benessere al suo popolo.

La difesa e la sicurezza corrisponderanno al 32,11% della spesa totale. Nello specifico, secondo il cambio ufficiale di ieri, per la sola difesa si spenderanno 43,448 milioni di euro. La sanità e l’istruzione invece continuano ad attestarsi su livelli di spesa molto bassa, entrambe a poco più del 3%.

Intanto dalle province arrivano informazioni che dicono che gli stipendi degli insegnati saranno decisamente decurtate a partire da gennaio e che le cliniche non possono trattenere molti pazienti per mancanza di fondi (dal 2014 è aumentata la mortalità in Russia, soprattutto tra i cittadini in età da lavoro). Questa settimana, inoltre, i camionisti hanno promosso uno sciopero generale per protestare contro una nuova tassa sul pedaggio.

Gli unici settori che non conoscono crisi sono le industrie militari. Come ad esempio la Fabbrica di Armamento Missilistico Tattico, i cui dipendenti sono andati a lavorare su tre turni per soddisfare la domanda generata dall’operazione militare in Siria. C’è così tanta attività, secondo il giornale Kommersant, che si sono dovute comprare otto navi in Turchia per portare missili nella base russa di Tartus, in Siria.

Un quadro simile rischia di indebolire il partito di Putin, Russia Unita. In un clima che è già pre-elettorale (le elezioni legislative si terranno nel mese di settembre 2016), i deputati dell’opposizione hanno preso le distanze dal documento di bilancio. Il testo è stato approvato con 239 voti a favore (un po’ di più rispetto al minimo richiesto di 226 voti), mentre a votare contro sono stati 152 rappresentanti.

Vladimir Vasiliev, parlamentare di Russia Unita, ha fatto un accorato intervento per ottenere il sostegno dei suoi colleghi. “Credete che questioni come la Crimea non abbiano lasciato il segno? […] Il fatto che il paese ha raggiunto una situazione in cui può permettersi di difendere la sua politica nazionale indipendente, anche questo è un risultato“, ha detto durante il dibattito.

Ovviamente parlare di futura instabilità politica è prematuro, Putin ha già saputo sbrogliare situazioni molto complesse. E secondo i sondaggi, la maggioranza di cittadini sta ancora con lui. Ma a lungo termine, il Cremlino avrà bisogno di una strategia più certa. In primo luogo, dovrà far fronte al crollo del prezzo del petrolio e alla perdita di valore del rublo.