Portogallo: la sinistra fa cadere il governo dell’austerity. Cosa accadrà ora?

Una mozione dell’opposizione ha sfiduciato il neonato governo del Portogallo. Il Presidente della Repubblica darà ora il via libera ad un esecutivo di sinistra?

Dopo le elezioni politiche del mese scorso, e a undici giorni dalla sua nomina, il governo di centrodestra del Portogallo è caduto. Una mozione di sfiducia dell’opposizione (sottoscritta da Partito Socialista, Blocco di Sinistra, Partito Comunista e Verdi) ne ha decretato la fine con 123 voti a fovore. E ora al Presidente della Repubblica, Anibal Cavaco Silva, tocca sbrogliare una difficile situazione, anche alla luce del fatto che tra sei mesi scade il suo mandato e fino ad allora non potrà indire nuove consultazioni.

Come è noto, il centrodestra, guidato dal Partito Socialdemocratico del premier uscente Pedro Passos Coelho, era arrivato primo nell’ultima competizione elettorale (con il 38% dei consensi). Tuttavia i seggi totalizzati non erano abbastanza per ottenere una maggioranza parlamentare.

La Costituzione portoghese, allora, avrebbe previsto che ad ottenere l’incarico fosse il leader del Partito Socialista, Antonio Costa, che si era proposto alla guida di un esecutivo sostenuto dalle altre forze della sinistra. Queste, a loro volta, si erano dette pronte a rinunciare alle loro posizioni più anti-europeiste.

Il Presidente della Repubblica aveva già rifiutato l’incarico a Costa

Cavaco Silva, senza destare grande interesse da parte della stampa estera, si è però rifiutato di dare l’incarico a Costa. E lo ha fatto motivandolo nel seguente modo:

In 40 anni di democrazia, nessun governo in Portogallo è mai dipeso dall’appoggio di forze politiche antieuropeiste, […] di forze politiche che chiedono di abrogare il Trattato di Lisbona, il Fiscal Compact, il Patto di crescita e di stabilità, lo smantellamento dell’unione monetaria e di portare il Portogallo fuori dall’Euro, oltre alla fuoriuscita dalla Nato. […] Dopo aver affrontato il programma di assistenza finanziaria, con pesanti sacrifici, è mio dovere, e rientra nei miei poteri costituzionali, fare tutto ciò che è possibile per prevenire l’invio di falsi segnali alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati

Insomma, per il Presidente, le regole democratiche non apparivano come prioritarie: prima di tutto bisognava rassicurare le istituzioni sovranazionali. Così ha deciso di affidare comunque l’incarico ad un governo di minoranza, guidato da Passos Coelho, l’uomo che ha fedelmente applicato le raccomandazioni della Troika e che ha portato il suo paese fuori dal programma di assistenza finanziaria.

Forse, dando l’incarico a Passos Coelho, ci si aspettava che dei “socialisti responsabili” dessero il loro appoggio alla destra. Ma così non è stato, e i voti per il governo ieri sono stati appena 107. Intanto, l’opposizione, che pare aver messo definitivamente da parte le sue divergenze, continua ad avere i voti per governare e il Presidente della Repubblica difficilmente potrà ignorarlo.

Possibili scenari

Il Presidente, fermo restando che non può sciogliere il parlamento, ha due strade davanti a sé. La prima potrebbe essere quella di chiedere a Passos Coelho di restare in carica per gli affari correnti fino a nuove elezioni. Ma sei mesi appaiono lunghi per un esecutivo così fragile. L’altra è quella di affidare l’incarico a Costa. In questo caso, però, dovrebbe sorvolare sulle paure dei mercati, che si oppongono alle ricette espansive di un possibile esecutivo di sinistra.

Da Lisbona si invita alla calma e a non parlare di “una nuova Grecia”, in primo luogo perché il Portogallo, a differenza del caso ellenico, non dipende da finanziamenti esterni. Inoltre, l’ex economista della Banca di Portogallo e membro del Partito Socialista, Mario Centeno, ha dichiarato al Financial Times che, nel caso in cui andassero al governo le forze della sinistra, “la traiettoria di rientro di deficit e debito pubblico non subirà variazioni“.

Segnaliamo che il piano elaborato dai partiti di sinistra per governare contiene numerose proposte. Si va dallo sblocco delle pensioni all’introduzione di una clausola di salvaguardia per l’imposta sugli immobili; dalla lotta al precariato, incluse le false partite Iva, al contrasto del ricorso abusivo agli stage e ai contratti di formazione; dal ricalcolo dei contributi del lavoro autonomo al rafforzamento del sistema sanitario nazionale. E poi ancora misure di sostegno alla scuola e all’università.