Migranti: la Slovenia incomincia a costruire barriere ai confini. E accusa Germania e Austria

Il governo sloveno dà il via alle costruzioni di barriere al confine con la Croazia. Per Lubiana, Berlino e Vienna stanno rallentando gli ingressi

La Slovenia ha iniziato oggi ad usare barriere e filo e spinato al confine con la Croazia. L’operazione avrebbe l’obiettivo di controllare meglio il flusso costante di rifugiati che tentano di arrivare in Austria e in Germania. Ad annunciarlo è stata la televisione TvSlo.

La decisione è giunta dopo l’allarme lanciato ieri dal governo di Lubiana. Secondo il ministero degli interni sloveno, starebbe per arrivare (nelle prossime 24-48 ore) una nuova ondata di migranti nel paese: tra le 20 e le 30 mila persone. Per questo motivo, sarebbe stato deciso di fare ricorso a reti metalliche, alte quasi 2 metri.

Sul tema, c’è stata anche la conferma del Primo Ministro, Miro Cerar. Nel corso di una conferenza stampa ha dichiarato che le nuove misure serviranno ad “incanalare e controllare il flusso inarrestabile di profughi“.

L’installazione delle reti, come riferisce l’agenzia di stampa slovena Sta, è iniziata nei pressi di Obrezjead, città di confine ad ovest di Zagabria, e intorno al passo di frontiera di Gibina. E tale provvedimento si aggiunge alla mobilitazione dell’esercito.

Cerar non vuole fare la parte del cinico, come il suo omologo ungherese Viktor Orban, che ha fatto costruire il noto muro di al confine con la Serbia. Tuttavia, in maniera diplomatica, ammette: “Confermo che la Slovenia non chiude le frontiere, ma con strumenti tecnici vuole bloccare l’ingresso incontrollato dei profughi nel Paese“.

Le barriere, secondo quanto affermato dal premier, dovrebbero essere temporanee e il confine rimarrà aperto per accogliere un numero sostenibile di migranti. Inoltre, tale disposizione, rimarca il premier, è stata necessaria per far fronte alle mancanze dei governi di Vienna e Berlino.

A suo avviso, Germania e Austria stanno rallentando l’ingresso dei profughi nei propri territori, lasciando passare solo 6mila rifugiati al giorno. Ciò potrebbe fare esplodere un’emergenza umanitaria in Slovenia, che è custode dei confini di Schengen. Il piccolo paese dell’Europa centrale, in effetti, rischia di non poter garantire gli standard umanitari adeguati ai nuovi arrivati.

Ma non mancano critiche anche alla Grecia. Il ministro degli Interni di Lubiana, Gyorkos Znidar, sostiene che Atene non si starebbe impegnando ad attuare i controlli e a respingere chi non ha i requisiti necessari per chiedere l’asilo politico.

La situazione si è aggravata, dopo l’annuncio di ieri di un portavoce del ministero degli Interni tedesco, che ha riferito che Berlino ha ricominciato ad applicare le regole di Dublino per tutte le nazionalità e gli stati europei (tranne la Grecia). Dunque, l’applicazione riguarda anche i profughi siriani.

Angela Merkel si è vista costretta ad operare una parziale marcia indietro, causata dai malumori sorti nell’opinione pubblica tedesca dopo la decisione di accogliere circa 800mila profughi entro la fine dell’anno. Ma soprattutto perché la Csu bavarese ha minacciato addirittura una crisi di governo se non ci fossero stati correttivi alle politiche intraprese.

La questione profughi sembra ben lungi da una soluzione unitaria europea. Forse si capiranno meglio le intenzioni dei paesi membri nel prossimo vertice di Bruxelles di dicembre.

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