Firenze, spese di rappresentanza di Renzi: il Comune nega gli scontrini. Proteste di Sel

Palazzo Vecchio nega gli scontrini: “C’è l’inchiesta della Corte dei Conti”. Ma per la magistratura contabile non c’è obbligo di riservatezza per i consiglieri

Un mese fa, la Corte dei Conti ha aperto un’indagine in seguito alle dichiarazioni di Lino Amantini, noto ristoratore fiorentino. Quest’ultimo, anche se poi ha negato, avrebbe raccontato a Il Fatto Quotidiano che, ai tempi in cui Matteo Renzi era sindaco di Firenze, aveva la consuetudine di inviare le fatture dei pranzi e delle cene direttamente a Palazzo Vecchio (sede del comune).

Così i magistrati contabili, che avevano già predisposto la documentazione relativa alle spese di rappresentanza e alle assunzioni per chiamata diretta effettuate da Renzi quando era primo cittadino, hanno fatto sapere che acquisiranno ulteriore materiale. L’obiettivo è di fare luce anche sulle cene e i pranzi istituzionali dell’ex sindaco.

In consiglio Comunale, allora, l’opposizione ha incominciato a far sentire la propria voce, chiedendo l’accesso agli atti. Dopo la vicenda degli scontrini che ha coinvolto l’ex sindaco di Roma Ignazio Marino, in molti pensano che sia giusto fare trasparenza anche nel capoluogo toscano.

Tuttavia Palazzo Vecchio, alla cui guida c’è un fedelissimo del premier, Dario Nardella, temporeggia. A differenza di quanto ha fatto il comune capitolino, a Firenze si nega che le carte vengano rese pubbliche e messe online.

Per questo motivo, il consigliere di Sinistra Ecologia e Libertà, Tommaso Grassi, dopo aver organizzato un flash-mob in Piazza della Signoria, ha occupato, munito di sacco a pelo, gli uffici della direzione generale. Pare che Grassi avesse ottenuto da Francesca Santoro un incontro per venerdì. Ma successivamente è arrivata una missiva del direttore generale, Giacomo Parenti, che ha imposto di tenere ancora sotto chiave i documenti.

La motivazione del no alla diffusione degli atti sarebbe da attribuirsi proprio all’inchiesta della Corte dei Conti. “Tutto – fanno sapere dal comune- è coperto dalla riservatezza“.

Ma ci sono due aspetti della vicenda che non tornano. Il primo è che la riservatezza non è applicabile ai consiglieri comunali, e dunque Grassi avrebbe tutto il diritto di verificare gli atti (come affermato anche dagli stessi magistrati contabili). L’altro è che ad essere coperte da segretezza non sono le spese di rappresentanza (che possono essere pubblicate), ma l’inchiesta stessa.

Nardella si è limitato a dire che il Comune “è trasparente e rispetta le norme“. E a chi gli fa notare un paragone con Marino risponde: “Marino non è un esempio da seguire“. Grassi, però, non demorde e ricorda al primo cittadino: “Gli piaccia o no prima o poi gli scontrini dovrà tirarli fuori: lo prevede la legge“.