Kosovo: l’Unesco dice no all’adesione. Soddisfazione della Serbia

L’Unesco respinge l’adesione del Kosovo all’organizzazione. Il Presidente della Repubblica serba si era opposto, sostenendo che il patrimonio culturale del suo paese è minacciato dal governo di Pristina

Aggiornamento 14.30 – L’Unesco ha respinto per pochi voti la richiesta di adesione del Kosovo all’organizzazione. I voti favorevoli sono stati 92 contro 50 contrari, mentre gli altri si sono astenuti. La richiesta, per passare, aveva bisogno della maggioranza di due terzi, ovvero di 94 voti favorevoli.

Per il governo della Serbia, che si è strenuamente opposta, si tratta di una vittoria “giusta e morale“.

Kosovo: Oggi l’Unesco decide sull’adesione. La Serbia è contraria

E’ prevista per oggi, 9 novembre, la decisione dell’Assemblea generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la scienza sociale e naturale e la cultura (Unesco) sull’adesione del Kosovo. Decisione accompagnata da molte polemiche, innescate dalla Serbia e dal suo Presidente, Tomislav Nikolic.

Il Presidente della Repubblica serba ha espresso tutto il suo disaccordo sull’eventuale inclusione dello Stato confinante, che continua a considerare come una provincia autonoma. Sul tema ha dichiarato polemicamente: “E’ giusto che un’organizzazione come l’Unesco includa come membro un paese che minaccia e distrugge il patrimonio culturale altrui? Immaginate se i beni culturalmente più importanti del vostro Paese finissero in mano a chi non ha partecipato alla loro creazione e ha più volte cercato di distruggerli“.

Il governo di Pristina, però, è fiducioso sull’adesione, soprattutto dopo il voto favorevole del Consiglio Esecutivo del 21 ottobre scorso. In quell’occasione il Kosovo ha avuto il via libera con 27 sì, 14 no e 14 astenuti.

Uno dei principali sostenitori del percorso di adesione è stata l’Albania, legata storicamente e culturalmente allo Stato dell’Europa sud-orientale. Il governo di Tirana si è occupato della richiesta formale presso l’organizzazione, visto che il Kosovo non è paese membro delle Nazioni Unite. E il ministro degli Esteri albanese, Ditmir Bushati, proprio ieri, ha twittato: “In viaggio verso Parigi per partecipare alla conferenza generale dell’Unesco: domani giornata decisiva per l’ammissione del Kosovo

Il Kosovo è impegnato da mesi nella battaglia per il riconoscimento. E ha anche dato vita ad una campagna per la promozione delle sue eccellenze culturali sul sito del ministero degli esteri: KosovoInUnesco.

Tuttavia, è opportuno specificare che dietro la richiesta di ingresso nell’Unesco, si gioca una partita molto più grande. L’autoproclamatasi Repubblica nel 2008 aspira ad ottenere maggiore riconoscimento internazionale (per il momento è riconosciuta solo da 114 Stati membri dell’Onu), sperando di entrare in futuro anche nell’Unione Europea.

Gli antichi contrasti tra Belgrado e Prsitina, dopo la guerra degli anni ’90, non si sono ancora sopiti. E Nikolic ha messo in campo tutta la sua determinazione per un voto contrario da parte dell’Unesco. Il presidente serbo ha parlato di “falsificazione della Storia per creare uno Stato“, da parte delle autorità kosovare. Ed ha anche elencato gli attacchi subiti dal partimonio culturale serbo: “Dal 1999, 236 tra chiese, monasteri e monumenti di proprietà della Chiesa Ortodossa serba sono stati attaccati dal Kosovo. Circa 174 simboli religiosi e 33 monumenti storico-culturali sono stati distrutti e oltre 10 mila icone trafugate. Nei cimiteri serbi, 5261 lapidi sono state distrutte o danneggiate. Non esiste più un monumento della storia serba sopravvissuto a sud dell’Ibar (fiume che attraversa la città divisa di Mitrovica, ndr)”.

Nei giorni scorsi, gli ambasciatori di Stati Uniti, Germania e Regno Unito all’Unesco, hanno espresso in una dichiarazione congiunta il loro sostegno al Kosovo. Nel testo si legge: “Accogliamo con favore l’impegno del governo di Pristina a rispettare gli obblighi internazionali rigorosi e formali di adesione, a proteggere i monumenti di importanza religiosa e culturale, in particolare quelli indicati come patrimonio dell’Unesco e preservare il patrimonio serbo-ortodosso“. Questa presa di posizione, però, al di là del garbo diplomatico, è sicuramente orientata ad isolare la Serbia, storico alleato della Russia.