Elezioni politiche Myanmar 2015: Aung San Suu Kyi conquista la maggioranza in parlamento

La vittoria di Aung San Suu Kyi alle Elezioni in Birmania 2015. I risultati, le dichiarazioni e tutte le notizie.

[blogo-video id=”362777″ title=”Elezioni Myanmar 2015: il partito di Aung San Suu Kyi ottiene la maggioranza” content=”” provider=”askanews” image_url=”http://engine.mperience.net/cdn/static/img/tmnews/20151113_video_08570567.jpg” thumb_maxres=”0″ url=”20151113_video_08570567″ embed=”PGRpdiBpZD0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudF9fMzYyNzc3JyBjbGFzcz0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudCc+PHNjcmlwdCB0eXBlPSJ0ZXh0L2phdmFzY3JpcHQiIHNyYz0iaHR0cDovL2VuZ2luZS5tcGVyaWVuY2UubmV0L0VuZ2luZVdpZGdldC9zY3JpcHRzL3dpZGdldF8xIj48L3NjcmlwdD48ZGl2IGNsYXNzPSJtcGVfd2lkZ2V0IiBkYXRhLW1wZT0ndHlwZT1wbGF5ZXJ8YXBwSWQ9MTl8dGFyZ2V0SWQ9MjAxNTExMTNfdmlkZW9fMDg1NzA1Njd8cGxheWVyT3B0aW9ucz17ImF1dG9wbGF5Ijoibm9uZSIsImFkdlVSTCI6Imh0dHA6Ly9vYXMucG9wdWxpc2VuZ2FnZS5jb20vMi92aWRlby5ibG9nby5pdC9hc2thbmV3cy9wbGF5ZXJAeDUwIiwidXNlSW1hU0RLIjp0cnVlfSc+PC9kaXY+PHN0eWxlPiNtcC12aWRlb19jb250ZW50X18zNjI3Nzd7cG9zaXRpb246IHJlbGF0aXZlO3BhZGRpbmctYm90dG9tOiA1Ni4yNSU7aGVpZ2h0OiAwICFpbXBvcnRhbnQ7b3ZlcmZsb3c6IGhpZGRlbjt3aWR0aDogMTAwJSAhaW1wb3J0YW50O30gI21wLXZpZGVvX2NvbnRlbnRfXzM2Mjc3NyAuYnJpZCwgI21wLXZpZGVvX2NvbnRlbnRfXzM2Mjc3NyBpZnJhbWUge3Bvc2l0aW9uOiBhYnNvbHV0ZSAhaW1wb3J0YW50O3RvcDogMCAhaW1wb3J0YW50OyBsZWZ0OiAwICFpbXBvcnRhbnQ7d2lkdGg6IDEwMCUgIWltcG9ydGFudDtoZWlnaHQ6IDEwMCUgIWltcG9ydGFudDt9PC9zdHlsZT48L2Rpdj4=”]

13 novembre 2015 – Il partito di Aung San Suu Kyi ha ottenuto la maggioranza al parlamento del Myanmar: un risultato che le consente di puntare a trasformare radicalmente il paese. Il risultato, 348 seggi, è stato ottenuto nonostante la presenza in Parlamento di un 25% di seggi di nomina diretta da parte dello stato maggiore militare.

[blogo-video id=”362318″ title=”Elezioni Birmania” content=”” provider=”askanews” image_url=”http://engine.mperience.net/cdn/static/img/tmnews/20151109_video_16442224.jpg” thumb_maxres=”0″ url=”20151109_video_16442224″ embed=”PGRpdiBpZD0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudF9fMzYyMzE4JyBjbGFzcz0nbXAtdmlkZW9fY29udGVudCc+PHNjcmlwdCB0eXBlPSJ0ZXh0L2phdmFzY3JpcHQiIHNyYz0iaHR0cDovL2VuZ2luZS5tcGVyaWVuY2UubmV0L0VuZ2luZVdpZGdldC9zY3JpcHRzL3dpZGdldF8xIj48L3NjcmlwdD48ZGl2IGNsYXNzPSJtcGVfd2lkZ2V0IiBkYXRhLW1wZT0ndHlwZT1wbGF5ZXJ8YXBwSWQ9MTl8dGFyZ2V0SWQ9MjAxNTExMDlfdmlkZW9fMTY0NDIyMjR8cGxheWVyT3B0aW9ucz17ImF1dG9wbGF5Ijoibm9uZSIsImFkdlVSTCI6Imh0dHA6Ly9vYXMucG9wdWxpc2VuZ2FnZS5jb20vMi92aWRlby5ibG9nby5pdC9hc2thbmV3cy9wbGF5ZXJAeDUwIiwidXNlSW1hU0RLIjp0cnVlfSc+PC9kaXY+PHN0eWxlPiNtcC12aWRlb19jb250ZW50X18zNjIzMTh7cG9zaXRpb246IHJlbGF0aXZlO3BhZGRpbmctYm90dG9tOiA1Ni4yNSU7aGVpZ2h0OiAwICFpbXBvcnRhbnQ7b3ZlcmZsb3c6IGhpZGRlbjt3aWR0aDogMTAwJSAhaW1wb3J0YW50O30gI21wLXZpZGVvX2NvbnRlbnRfXzM2MjMxOCAuYnJpZCwgI21wLXZpZGVvX2NvbnRlbnRfXzM2MjMxOCBpZnJhbWUge3Bvc2l0aW9uOiBhYnNvbHV0ZSAhaW1wb3J0YW50O3RvcDogMCAhaW1wb3J0YW50OyBsZWZ0OiAwICFpbXBvcnRhbnQ7d2lkdGg6IDEwMCUgIWltcG9ydGFudDtoZWlnaHQ6IDEwMCUgIWltcG9ydGFudDt9PC9zdHlsZT48L2Rpdj4=”]

10 novembre 2015 – 9.15 – “I tempi sono cambiati, la gente è cambiata“, queste le parole di Aung San Suu Kyi alla BBC dopo la sua vittoria alle elezioni. Lo scrutinio continua a procedere lentamente ma appare ormai certo che il premio Nobel si aggiudicherà la tornata elettorale. “Trovo che la gente adesso sia molto più politicizzata non solo rispetto al 1990, ma molto più politicizzata rispetto al 2012, quando abbiamo fatto la campagna elettorale per le elezioni suppletive“, ha aggiunto. “I risultati continuano ad arrivare e noi probabilmente prenderemo circa il 75% nella legislatura“, ha detto Aung San Suu Kyi.

Elezioni politiche Myanmar 2015: Aung San Suu Kyi verso la vittoria

9 novembre 2015
17:35 – Secondo quanto riferisce l’Ansa il partito birmano di Aung San Suu Kyi annuncia di aver vinto 44 dei 45 seggi per la camera bassa birmana assegnati a Rangoon: la Lega nazionale per la democrazia ha anche reso noto di avere conquistato tutti e dodici i seggi in palio nella ex capitale per la camera alta, anche se i dati non sono stati ancora confermati dalla commissione elettorale che sta rendendo noti i risultati molto lentamente.

Ore 13:35 – La premio Nobel per la pace birmana Aung San Suu Kyi si avvia a diventare il primo ministro di Myanmar: la commissione elettorale birmana ha diffuso i primi risultati ufficiali delle elezioni di ieri, dai quali si evince che tutti i 12 seggi in Parlamento sinora dichiarati sono stati ottenuti dalla Lega nazionale per la democrazia. I seggi riguardano tutti la maggior città del Paese, Rangoon.

In mattinata l’avversario politico, il Partito di Unione, aveva ammesso la sconfitta su tutta la linea.

Lunedì 9 novembre 2015, ore 8.39 – E’ comparsa tra la folla davanti la sede del suo partito, la Lega Nazionale per la Democrazia, Aung San Suu Kyi, stringendo mani ed elargendo sorrisi larghissimi ai sostenitori accorsi per attendere lo spoglio dei voti delle elezioni tenutesi ieri, per la prima volta dopo 25 anni, nell’ex-Birmania, ribattezzata Myanmar dalla giunta militare.

“È troppo presto per parlare del risultato, ma credo che ne abbiate tutti un’idea”

sono state le poche parole del Premio Nobel per la Pace, mentre molti membri del suo partito annunciavano trionfalmente di essere certi di avere ottenuto almeno il 70% dei voti. I primi dati delle elezioni saranno annunciati oggi alla 15 locali (le 9:30 italiane) dalla Commissione elettorale.

Htay Oo, Presidente del partito di Unione, si è detto invece sorpreso dell’entità della sconfitta subita dal suo movimento politico, affermando di essere pronto comunque ad accettare ogni risultato ed ogni effetto del voto.

domenica 8 novembre 2015 – Si sono chiusi i seggi e ora si contano le schede in Myanmar, in quello che è il primo voto libero dal 1990 con il partito di Aung San Suu Kyi grande favorito. Si tratta della prima esperienza di voto per la leader dell’opposizione birmana, premio Nobel per la Pace nel 1991.

Secondo gli osservatori dell’Unione Europea il voto si è svolto in maniera regolare. L’affluenza alle urne è stata dell’80%. Anche se i risultati non saranno chiari per almeno 36 ore, la folla ha già iniziato a festeggiare nei pressi del quartier generale della Lega nazionale per la democrazia, il partito guidato da Aung San Suu Kyi.

Elezioni politiche Myanmar 2015: l’ex Birmania torna alle urne dopo 25 anni

Domani, domenica 8 novembre, 33 milioni e mezzo di cittadini del Myanmar (la ex Birmania) si recheranno alle urne per le elezioni politiche. Saranno le prime consultazioni libere dopo 25 anni, rese possibili dall’accordo tra i generali e l’ex oppositrice Aung San Suu Kyi (premio Nobel per la pace nel ’91).

Soggetti politici in campo

A presentarsi saranno più di 90 partiti e 6.100 candidati. I seggi a disposizione sono 1.171, di cui 330 per la camera bassa del Parlamento e 168 per la la camera alta. I rimanenti saranno assegnati alle assemblee dei 7 stati che compongono la nazione. In base alle scelte degli elettori, poi, il parlamento dovrà nominare il nuovo capo dello Stato. La scelta, però, non avverrà prima del marzo 2016.

I due partiti accreditati per accaparrarsi il maggior numero di voti Usdp (Union Solidarity and Development Party), braccio politico dei militari a cui sarà riservato comunque il 25% dei seggi parlamentari, come pure le poltrone dei ministeri dell’Interno, della Difesa e degli Affari di frontiera, e la Nld (National League for Democracy), formazione di Aung San Suu Kyi. Dunque, si ripropone la sfida tra le due forze che si fronteggiarono già nel 1990. In quell’occasione vinse la formazione di Suu Kyi, ma la giunta militare annullò il risultato.

Mobilitati più di 40mila militari

Il paese, intanto, è diviso tra chi crede che si aprirà una nuova fase riformatrice e chi teme una nuova ondata repressiva. Nella vecchia capitale, Yangon, si percepisce da giorni un clima di forte tensione. Per l’occasione sono stati mobilitati più di 40.000 militari, reclutati dalla Myanmar Police Force.

I militari controllano i vari quartieri e stazionano presso i numerosi check point. I controlli vengono incrementati durante le ore serali, mentre i locali hanno l’ordine di chiudere entro le 11. In ogni caso il presidente del Myanmar, Thein Sein, ha assicurato che il governo e l’esercito rispetteranno i risultati delle elezioni.

In un discorso alla televisione, il presidente ha dichiarato: “Ho sentito che ci sono timori sul rispetto del risultato elettorale. Il nostro governo e l’esercito ribadiscono che rispetteranno l’esito delle elezioni libere e corrette” (Via Ansa).

La giunta militare non vuole commettere errorri, sa perfettamente che gli occhi dei media occidentali sono tutti puntati sulle consultazioni birmane. A vigilare sulla regolarità del voto sarà inoltre la Uec (Union Election Commission), che ha reclutato centinaia di osservatori da tutto il mondo.

Suu Kyi punta alla vicepresidenza e tende la mano a Pechino

Difficile fare previsioni sull’esito finale, anche se il clima sembra favorevole alla Nld e alla sua leader, meglio conosciuta come la “Signora”. Tuttavia, i generali, qualsiasi sia il risultato finale, avranno il diritto di veto sulla riforma costituzionale. E la Costituzione prevede che nessun cittadino sposato ad uno straniero o con figli di nazionalità estera possa diventare presidente. Una norma, questa, introdotta per bloccare l’eventuale ascesa di Suu Kyi, il cui defunto marito era britannico, così come lo sono i suoi figli.

Suu Kyi punta alla carica di vicepresidente, e conta di assumere un ruolo di rilievo in politica estera, sulla scia dell’autorevolezza internazionale che si è conquistata negli ultimi anni. Nell’ultimo periodo, conscia dell’influenza della Cina nella regione, ha cercato di rassicurare il governo di Pechino sulla continuità dei rapporti commerciali dopo il voto.

La Repubblica popolare, inoltre, vuole assolutamente che si arrivi ad una pacificazione tra le truppe Kokang (parte integrante di quella che era la guerriglia del Partito Comunista della Birmania) e il governo di Myanmar. Gli scontri tra i guerriglieri e i militari sono ripartiti proprio quest’anno, producendo un grande flusso di profughi verso la Cina.

Rimangono, per ora, aperte le questioni inerenti ai diritti umani. In Birmania, ci sono ancora molti prigionieri politici e sono frequenti gli episodi di violazione della libertà di espressione. Una maggiore democratizzazione del paese dipenderà molto dagli equilibri politici che emergeranno domani ad urne chiuse.

L’esclusione dei musulmani e il silenzio di Suu Kiy sui Rohingya

C’è un altro aspetto controverso che pesa sulle elezioni, di cui si è parlato poco. Ad evidenziarlo è stato Emanuele Giordana su Il Manifesto. In sostanza, sia la Nld sia la Usdp hanno praticamente escluso dalla lista dei candidati i musulmani.

Che i militari non rispettassero le minoranze non sorprende nessuno, ma preoccupa che anche Suu Kiy stia agendo nello stesso modo. Ricordiamo che in Birmania gli islamici sono circa 5 milioni su una popolazione di 48 milioni di persone.

La pulizia etnico-politica è focalizzata soprattutto contro il popolo Rohingya, di fede musulmana. A sostenerla è parte della maggioranza buddista, in particolare i membri della Ma Ba Tha (o Associazione per la protezione della Razza Myan­mar). La minoranza, in fuga dal Myanmar (Birmania), è respinta da diversi paesi, tra cui anche la Thailandia e la Malesia.

In base ad una norma birmana, risalente al 1982, i Rohingya non hanno diritto alla cittadinanza e nemmeno a viaggiare senza un permesso ufficiale. Inoltre, non possono possedere terreni e sono tenuti a firmare un impegno che li vincola a non avere più di due figli. Le denunce di Amnesty International sul tema sono molteplici. E anche Papa Francesco li ha ricordati in un suo recente intervento nell’agosto scorso. Tuttavia, Suu Kiy non mai ha speso nemmeno una parola in loro difesa.

Cenni storici

Fin dal 1962, la Birmania era sotto il potere incontrollato del generale Ne Win. Nel 1988, Aung San Suu Kyi incomincia a battersi contro il regime e crea con i suoi compagni la Nld. Il suo impegno non violento per instaurare la democrazia la porta ad ottenere molti consensi tra la popolazione.

Nel 1989, Aung San Suu Kyi viene messa agli arresti domiciliari dalla giunta militare. Ma la Nld conquista lo stesso l’80% dei seggi alle elezioni del 1990. I militari rifiutano di accettare la sconfitta e incrementano la repressione e le persecuzioni nei confronti della popolazione. Suu Kyi resiste in carcere fino al 2010, anno in cui ottiene la libertà.

Ultime notizie su Elezioni politiche

Tutto su Elezioni politiche →