Sei Nazioni 2012: Italia perdente, il problema non sono le aperture

Mentre si discute di Burton, Botes, di placcaggi mancati, di giocatori scarsi non si nota che il problema di fondo è un altro.

L’Italia perde e tra giornalisti, opinionisti e tifosi si scatena la polemica. Burton calcia ma non attacca, Botes attacca ma non calci, in difesa non placchiamo, mancano i campioni, è colpa di Brunel, è colpa dei giocatori. Tutte motivazioni plausibili, ma alla fine c’è un problema che da anni resta lì, insoluto

Dalla Francia all’Inghilterra, dal Sud Africa all’Irlanda, ma anche dal Tolosa ai Leicester Tigers, dai Crusaders al Leinster, infatti, il professionismo ha cambiato le abitudini e le strutture. Per far parte dell’elite ovale – internazionale o di club -, infatti, non servono solo grandi campioni, ma anche staff all’altezza.

E non parlo di competenze, o non solo quelle, ma anche di quantità. Spesso importante tanto, se non più, della qualità. I più importanti team al mondo, sia nazionali sia di club, hanno alle spalle un’organizzazione strutturata per affrontare le sfide del professionismo.

Club come i Tigers, per esempio, hanno 5/6 fisioterapisti che quotidianamente possono lavorare su piccoli gruppi di atleti, tenendoli sott’occhio continuamente e dedicando a ognuno di loro il tempo necessario per averli in forma. Nazionali come la Francia, invece, si affidano a un’equipe di video analysts che in tempo reale riescono a vivisezionare una partita e offrono dopo pochissimo le informazioni utili per raddrizzare un match ancora in corso. E questo vale per tutti i top team del mondo ovale.

L’Italia – una nazionale che partecipa al Sei Nazioni e che dovrebbe avere uno staff all’altezza dei più importanti concorrenti -, invece si affida a un solo video analyst e ha uno staff medico ridotto all’osso. Come si può pretendere che David Fonzi possa offrire una professionalità paragonabile ai suoi colleghi inglesi o gallesi, se deve fare tutto da solo? E come può farlo se le altre nazioni usano software di primissimo livello, mentre l’Italia si è costruita il programma in casa. Più economico, ma meno performante?

E i giocatori come fanno a essere in forma per cinque weekend quasi consecutivi se hanno a disposizione un fisioterapista per 30 uomini. Quanto tempo può dedicare Yarno Celeghin a ogni azzurro quotidianamente, se lavora da solo?

Quantità, ma anche qualità. Sergio Parisse si è sentito offeso quando Philippe Saint-André ha dichiarato che l’Italia dura un’ora, poi scoppia. Capisco la difesa d’ufficio del nostro capitano, ma la realtà dei fatti nel presente e nel passato è proprio quella raccontata dal tecnico francese. Negli ultimi 5 anni a curare la tenuta fisica degli azzurri c’è Alex Marco. I risultati, però, non appaiono vincenti. Eppure, mentre i tecnici sono sulla graticola quotidianamente, mentre i giocatori vengono processati e spesso messi in disparte al primo errore, il preparatore atletico azzurro è ancora lì. Ma se l’Italia regge 50 minuti e poi crolla, forse qualche domanda in Federazione dovrebbero porsela.

Poi, se vogliamo, possiamo continuare a parlare di aperture, di placcaggi, di presunte mediocrità. Tutto vero, tutto giusto. Ma è difficile sperare che l’Italia possa competere alla pari con l’elite del rugby se l’organizzazione dell’Italia non è lontanamente vicina all’elite del rugby. Invece di dire che l’Italia non merita il Sei Nazioni, forse colleghi e addetti ai lavori dovrebbero pensare cosa fare per meritarsela. Partendo da professionalità degli uomini e professionalità dell’organizzazione.

 

LINK UTILI:
QUI TUTTE LE INFO PER VEDERE IL SEI NAZIONI IN STREAMING

QUI TUTTE LE DATE E GLI ORARI DELLE PARTITE DEL SEI NAZIONI 2012

QUI LE SCHEDE DI TUTTI I GIOCATORI DELL’ITALIA

SONDAGGIO: CHI VINCERA’ IL SEI NAZIONI 2012?