Coppe europee: Italia basta figuracce, arrivano le selezioni

Un allargamento della Challenge Cup a Russia e – forse – Georgia e un ridimensionamento dell’Italia. Questo il futuro della Challenge Cup.

L’appuntamento era per ieri pomeriggio a Dublino, St. Stephen’s Green, nella sede dell’Erc. Appuntamento informale per un aperitivo con la stampa, ma tra una chiacchiera e l’altra – si sa – gli eventi informali prendono una forma più sostanziale. Il tema? Il futuro del rugby europeo. 

E’  Derek McGrath, amministratore delegato di ERC, a fare gli onori di casa e il tema principe diventa subito il ruolo dell’Italia nel rugby europeo e, appunto il futuro del rugby europeo. Mr. McGrath sta sul vago, nicchia, dice frasi di circostanza tra le quali, però, non sfugge un riferimento alla storia dell’Erc e al Galles. Che nel 1995 aveva nove squadre in Europa, scese a cinque e, oggi, a quattro.

Quando la presentazione volge al termine si leva dal sottoscritto una domanda: “Ok, parliamo di futuro, ma quale può essere il futuro delle italiane in Challenge Cup? Le selezioni sono un’alternativa plausibile?”. Diretta la risposta di McGrath: “Se parliamo di franchigie come Treviso e Aironi, no, serve un campionato cui partecipano. Ma se parliamo di selezioni dei migliori giocatori dell’Eccellenza, allora sì. E’ una delle ipotesi al vaglio del Board”. E dalle facce dei presenti, l’ipotesi più plausibile.