Matteo Renzi alla Camera: “Questo Paese non sta tagliando sulla sanità”

Il premier, durante il question time alla Camera, ha parlato di politica estera, tagli alla Sanità e gestione della crisi dei migranti.

Matteo Renzi, nell’annunciato intervento alla Camera dei Deputati, ha risposto alle domande che gli sono state poste e provato, non molto bene come al solito, a non andare a ruota libera. Tanti i punti toccati da Renzi, a cominciare dalla Sanità, tagliuzzata a più riprese negli ultimi anni:

Nel 2002 erano 75 i miliardi del Fondo sanitario nazionale, quest’anno 110, l’anno prossimo 111. E’ l’unico settore dove c’è stato un aumento del 40% rispetto al 2002. Questo per essere chiari che questo Paese non sta tagliando sulla sanità. […] Se il 30% delle risonanze magnetiche non sono necessaria, su 64 milioni di visite specialistiche il 10% non è appropriato, significa che dobbiamo investire nella sanità, ma cambiando le regole. Invecchiare è sempre meglio che l’alternativa. Ma invecchiando cambia il modello.

E, ancora:

Se c’è da cambiare qualcosa siamo pronti, anche se è un provvedimento già votato nelle scorse settimane. C’è una disponibilità totale a discutere. Ma questa è la base di partenza, non raccontiamo che siamo in presenza di tagli perché l’unico settore dove si sta incrementando è la sanità.

Poi, come al solito, una rassicurazione sul futuro del Paese. Rispondendo alla domanda di Alberto Bombassei di Scelta civica, Renzi ha spiegato:

La priorità, nel primo anno e mezzo, è stato il salvataggio: 43 crisi industriali aperte, tutti i principali indicatori erano sul segno meno, e bisognava farli passare al segno più. Questa prima fase è una missione compiuta. Il passaggio successivo è riuscire a definire i nuovi paradigmi dell’investimento manifatturiero in Italia. […] Ciò che il governo sta facendo, in capo al ministero dello Sviluppo economico e insieme a tutti gli altri è un piano che tenga insieme non solo l’industria 4.0, ma il piano di banda larga, l’intervento sulla nuova imprenditorialità, le competenze per la scuola-lavoro, la canalizzazione risorse finanziarie, il tentativo di portare nelle nostre aziende che non si limiti a usare gli strumenti informatici, ma un nuovo percorso produttivo nelle nostre aziende.

Si è parlato inevitabilmente della crisi dei migranti, argomento delicato già ampiamente affrontato da Renzi nel suo discorso alle Nazioni Unite. Il succo, dopo poche ore, non è cambiato:

Quando siamo in presenza di un rischio di vita in mezzo al mare, non ci preoccupiamo se si tratta di un migrante economico o di un rifugiato, prima lo salviamo e siamo orgogliosi di farlo.

Sul fronte della politica estera e della situazione in Siria, Renzi ha così risposto:

La posizione dell’Italia rimane nel solco delle Nazioni unite: invitare a tutti i livelli alla collaborazione e far sì che non si replichi un modello per il quale dopo 4 anni di guerra, che ha prodotto non soltanto milioni di profughi, ma la sconfitta della politica internazionale, si replichi ancora una volta un meccanismo per il quale la mancanza di governo porta all’esplosione di pezzi interi di Medio oriente. Sono tanti anni che abbiamo politica estera filo-atlantica e non la cambieremo sulla base di qualche spot, ma nella storia italiana c’è sempre stato dialogo e se vogliamo affrontare un nuovo ordine mondiale ben vengano le iniziative come quella di Cuba, ma bisogna portare la Russia al tavolo.

(in aggiornamento)

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