Seoul, Nucleare: “Accordo con la Corea del Nord sul modello Iran”

La Presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, lancia l’ipotesi di un negoziato sul nucleare con il regime di Kim Jong-un. Ma è praticabile una trattativa con Pyongyang?

Il 28 settembre scorso, la Presidente della Corea del Sud, Park Geun-hye, intervenendo presso la 70esima Assemblea delle Nazioni Unite, ha sollecitato la comunità internazionale ad impegnarsi nel trovare una soluzione sul nucleare della Corea del Nord. L’ipotesi, lanciata da Seoul al Palazzo di Vetro, è quella di riproporre al governo di Pyongyang un tipo di accordo che ricalchi il modello adottato dai Paesi del 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania) con il governo di Teheran.

Park ha ribadito che l’arsenale nucleare detenuto dalla Corea del Nord è “un problema di massima priorità“. Ed ha aggiunto: “Nel luglio passato è stato raggiunto un accordo sul nucleare iraniano. Ora la comunità internazionale dovrebbe concentrare i propri sforzi sulla risoluzione della questione del nucleare di Pyongyang, l’ultima sfida verso la non proliferazione”.

Come è noto, tra Sud e Nord le tensioni si sono moltiplicate nell’ultimo periodo. Il dittatore Kim Jong-un è tornato addirittura a minacciare un attacco contro i suoi vicini. Le minacce sono arrivate in seguito all’accusa lanciata del governo di Seoul nei confronti di Pyongyang di aver piazzato mine anti-uomo nella zona sudcoreana demilitarizzata, ubicata al confine.

Ma non è tutto. Attraverso l’agenzia di regime Kcna, la Corea del Nord ha recentemente confermato che il reattore nucleare di Yongbyon è tornato “pienamente operativo”. Inoltre, Pyongyang ha annunciato l’incipiente lancio di un satellite in orbita, operazione che potrebbe nascondere un test missilistico a lungo raggio. La data del lancio forse sarà quella del prossimo 10 ottobre, giorno in cui si festeggerà il 70esimo anniversario della fondazione del Partito dei Lavoratori coreano.

Così per disinnescare l’aggressività di Kim, Park vorrebbe giocare la carta del negoziato, ovvero proporre un allentamento delle sanzioni in cambio del disarmo. E, d’altro canto, la richiesta non appare insensata visto che è stato proprio il ministro degli Esteri nordcoreano, Ri Su Yong, a dichiarare domenica che gli Stati Uniti hanno intenzione “soffocare” il suo paese con le sanzioni, con la finalità di far cadere il regime (fonte Ap).

Il negoziato a sei, che vedeva introno ad un tavolo Corea del Nord, Corea del Sud, Cina, Russia, Stati Uniti e Giappone, si è interrotto nel 2008. Da allora di significativi passi avanti sulla strada del disarmo non ne sono stati fatti, sebbene a febbraio di quest’anno il Washingotn Post abbia insinuato che delle trattative sotto banco sarebbero in corso. Dunque, ha delle chance l’ipotesi di negoziato in questo momento?

Per la verità, la strada appare molto più in salita rispetto al caso di Teheran. A tale riguardo, ricordiamo che la Repubblica islamica è membro del Trattato di non proliferazione, mentre Pyongyang vi ha fatto parte dal 1985 al 1993, ritirandosi definitivamente nel 2003. L’Iran, poi, non ha condotto test nucleari e ha sempre sostenuto di utilizzare l’energia atomica solo a fini civili. Il regime nordcoreano, invece ha condotto dei test nel 2006, nel 2009 e nel 2013.

Tuttavia, la fine dell’embargo occidentale potrebbe voler significare un boccata d’ossigeno per un paese che ha vissuto un impoverimento generale dopo la fine della guerra fredda. E forse anche un dittatore feroce come Kim potrebbe tenerne conto.

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