Iraq: “Collaboriamo con la Russia contro l’Isis”. Obama incassa il colpo

Il governo iracheno ammette di aver avviato una collaborazione militare con Russia, Siria e Iran. Obama guarda con preoccupazione alla formazione di un asse russo-sciita in Medio Oriente

La strategia militare di Vladimir Putin, quella che prevede una coalizione internazionale per battere lo Stato Islamico in Siria e una successiva fase di transizione che non escluda il Presidente Bashar al-Assad, va prendendo sempre più quota. A dimostrarlo è anche la svolta del governo dell’Iraq, che ha deciso di avviare una collaborazione con Mosca, Damasco e Teheran.

Si tratta di una commissione di coordinamento tra i quattro paesi […] nel settore dell’intelligence militare, il cui obiettivo è quello di condividere e analizzare le informazioni“, ha dichiarato il portavoce del governo iracheno, Saad al Hadithi, citato dall’agenzia France Presse. E la presa di posizione di Baghdad non può non mettere in allarme gli Stati Uniti (ma anche Israele) che deve prendere atto della nascita di una storta di asse russo-sciita in Medio Oriente in funzione anti-Isis.

Ovviamente il governo dell’Iraq, che non può privarsi del sostegno americano, ha cercato subito di minimizzare la portata della collaborazione. A riguardo, il ministro degli esteri, Ibrahim al-Jaafari, da New York dove partecipa all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, ci ha tenuto a ribadire che sul territorio iracheno non sono presenti “consiglieri militari” russi.

Barack Obama, dopo mille tentennamenti, non ha reagito ufficialmente alla mossa irachena, ma è chiaro che vede la sua prospettiva militare sgretolarsi. A volere la caduta di Assad, in contemporanea a quella dei jihadisti dell’Isis, è rimasto praticamente solo il Presidente francese Francois Hollande. Perfino il premer inglese, David Cameron, e la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ora sono convinti che sia indispensabile trovare un accordo con Putin, e ciò vuol dire che per ora la questione inerente alla leadership di Damasco non si tocca.

Così il Presidente americano oggi sarà costretto ad incontrare, al Palazzo di Vetro, il leader del Cremlino. La Casa Bianca dopo aver definito le forze russe “elemento di destabilizzazione” ha dovuto accettare una trattativa con il “nemico”. Tanto che ieri il segretario alla Difesa, Ashton Carter, ha parlato di “spazi di cooperazione” con Mosca.

Per la verità la “giravolta” americana non sorprende affatto ed è spiegabile per due motivi. La prima è che Bashar al-Assad ha finito per consolidare il suo ruolo nelle ultime settimane grazie al sostegno militare offertogli da Putin. Ma, poi, c’è da tenere in considerazione che la stessa ipotesi di perseguire un change regime in questo momento è parsa a molti attori internazionali un’operazione di avventurismo politico. Ricordiamo, a tale proposito, che il Presidente siriano, figura discutibile finché si vuole, controlla un terzo del territorio abitato da 12 milioni di siriani: rovesciarlo ora, lasciando spazio a gruppi sunniti fondamentalisti, sarebbe stato un azzardo difficilmente giustificabile.

Naturalmente Obama è preoccupato di un eccessivo protagonismo russo in Medio Oriente. La collaborazione militare di Putin con Siria, Iraq e Iran corre il rischio di ridisegnare gli equilibri nella zona. Tuttavia, nella guerra al Califfato, Putin diventa sempre più indispensabile, anche perché le monarchie del Golfo hanno scelto di restare ai margini del conflitto. Un loro coinvolgimento, infatti, le metterebbe fortemente in imbarazzo con l’opinione pubblica interna, che di certo non accetterebbe di schierarsi contro i “fratelli sunniti” dell’Isis.