Libia, mistero sulla morte del trafficante di uomini

Ucciso a Tripoli uno dei leader dei trafficanti di uomini: si parla di una possibile operazione delle forze speciali italiane.

21:54 – Sembra esserci un vero colpo di scena nella vicenda della morte del libico Salah Maskut, ai vertici di una banda di trafficanti di uomini nella zona di Zintan: secondo quanto riferisce Migrant Report, pubblicando l’intervista qui di seguito, un signore con lo stesso cognome, libico di 47 anni, ha fatto sapere di essere vivo e di non avere nulla a che fare con il traffico di esseri umani.

L’uomo sostiene che ci sia stato uno scambio di identità, sostenendo che da venerdì mattina è tempestato di telefonate di amici e parenti che gli chiedono cosa sia successo. A parlare è il cognato, che spiega come il parente abbia un’attività di importazione merci dall’estero e che si sia congedato dalle milizie sin dal 1991 e di non aver nulla a che fare con il traffico di esseri umani. Si apre a questo punto un interrogativo sull’effettiva identità dell’uomo morto con la sua scorta al checkpoint di Furnaj, presso il Centro Medico di Tripoli.

18:06 – Il presidente del congresso libico Nuri Abu Sahmain ha accusato le “Forze Speciali Italiane” di aver ucciso Salah Maskut, il capo di una milizia di Zuwara considerato vicino allo stesso Sahmain e indicato dai media libici come boss degli scafisti locali. La notizia è stata riferita dal Guardian che cita un comunicato stampa del politico, che aveva strettissimi legami con il trafficante. La Farnesina e fonti della Difesa intanto hanno negato il coinvolgimento di militari italiani nell’uccisione del presunto boss del traffico di esseri umani.

16:23 – Secondo quanto riferisce Libya Herald sarebbero stati rivelati alcuni dettagli in più sullo scontro a fuoco che ha portato alla morte di uno dei leader dei trafficanti di uomini nella zona di Zuwara: Salah Maskut stava uscendo da casa di alcuni parenti, nei pressi del Centro Medico a Tripoli, quando lui e i suoi uomini di guardia sono stati attaccati da alcuni “professionisti” ancora non idenfiticati.

Nonostante gli uomini di Maskut fossero infatti armati di kalashikov sono stati facilmente e precisamente freddati a colpi di pistola da sole quattro persone “che parlavano in inglese” affermano alcuni testimoni, anche se ci sono numerose indiscrezioni (smentite dal governo) di una possibile azione delle forze speciali italiane. Ipotesi questa citata anche dal giornalista James Wheeler.

26 settembre 2015, ore 09:42 – Sarebbe morto a Tripoli con le sue otto guardie del corpo Salah Maskut, uno dei leader dei trafficanti di uomini nella tratta marittima libico-italiana: Maskut, originario di Zouara e, si dice, molto amico di Nouri Abusahmain, attuale Presidente del Parlamento libico, sarebbe morto in un vero e proprio attacco portato a termine qualche ora fa da uomini non identificati.

I siti di informazione libici ed alcune fonti sul posto sono infatti decisamente contraddittorie sulla paternità dell’omicidio: secondo Africa Gate News una fonte anonima avrebbe rivelato alcuni dettagli della relazione del medico legale sul corpo di Maskut, che fornirebbe elementi utili per attribuire la paternità dell’operazione. Secondo la fonte infatti Maskut e i suoi otto bobyguards avevano in corpo proiettili da 9mm Hollow Point e Hydra shok, munizioni che “non esistono in Libia” ma che sarebbero notoriamente utilizzate dai servizi di sicurezza statunitensi ed europei. La precisione con cui i colpi sono andati a segno e la cronaca dello scontro a fuoco, che narra di un iniziale tentativo di fermo a danno del trafficante, suggeriscono infatti che l’attacco sia stato condotto da professionisti, anche se non si esclude la possibilità che si sia trattato di uno scontro tra bande rivali. C’è anche chi si spinge ad affermare che l’esecutore materiale dell’attacco possano essere state delle “forze speciali italiane” ma la notizia non è stata confermata in alcun modo.

Il business principale di Salah Maskut si riferiva proprio al traffico di esseri umani da Tripoli alle coste italiane, con una capacità di 35 imbarcazioni, un lavoro possibile grazie ad importanti “agganci politici” nella martoriata Libia.

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