Strage di Erba: Olindo Romano si confessa in una lunga intervista a Panorama

A quasi un anno dalla conclusione del processo per la strage di Erba e a poco più di tre mesi all’inizio del processo d’appello, Olindo Romano, condannato all’ergastolo insieme a sua moglie Rosa Bazzi, ha accettato di rilasciare un’intervista al settimanale Panorama. L’ergastolano, chiuso nella casa circondariale di Parma a circa 200 chilometri dalla moglie


A quasi un anno dalla conclusione del processo per la strage di Erba e a poco più di tre mesi all’inizio del processo d’appello, Olindo Romano, condannato all’ergastolo insieme a sua moglie Rosa Bazzi, ha accettato di rilasciare un’intervista al settimanale Panorama.

L’ergastolano, chiuso nella casa circondariale di Parma a circa 200 chilometri dalla moglie che invece si trova a Vercelli, ha parlato della sua situazione attuale, di indagini, di carcere e anche di quella fatidica sera dell’11 dicembre 2006. Ve ne riportiamo qualche estratto.

Il mio animo è in letargo: si sveglia per tre ore ogni 15 giorni. Quando arriva Rosa. Per qualche tempo ci siamo visti una sola volta al mese: adesso va un po’ meglio. Io e Rosa potremmo vederci più spesso e staremmo vicini: non ci sarebbero le spese e i fastidi di trasferimento ogni 15 giorni.


Pensa spesso al giorno della strage?
No. Ho Solo un brutto ricordo.

Come trascorre le sue giornate?
Mi sveglio verso le 8: faccio una bella colazione, poi vedo qualcosa in tv. Alle 9 mi butto in branda: finisce che mi riaddormento. Mi sveglio di nuovo alle 11.30, quando arriva il pranzo: mangio qualcosa, riaccendo la televisione e guardo i notiziari. Se poi c’è un film che mi piace lo guardo, altrimenti mi stendo sulla branda e faccio un sonnellino. Alle 17.30 arriva la cena, dopo mi rimetto davanti alla televisione: qui la spengono alle 2 di notte.

Carlo Castagna ha detto qualche settimana fa che potrebbe incontrarvi in carcere. A patto però di un “sincero pentimento”.
Un “sincero pentimento” non si richiede, non si pone come condizione: è un valore cristiano. Potrei anche parlare con lui, ma non servirebbe a molto. Lui è un padre padrone: più padrone che padre. Difendeva la figlia a spada tratta, nel torto e nella ragione. Non so se questa disgrazia l’abbia cambiato. Ma non penso.

Nessun pentimento, quindi?
Non potrà mai esserci. Non abbiamo fatto nulla di quello per cui siamo stati accusati e condannati. Quella mattina io ho chiesto solo di poter vedere mia moglie, per sapere come stava. Invece hanno approfittato della situazione disperata in cui mi trovavo. Facendo leva su sentimenti e affetti, mi dissero che pentirmi e confessare era il minore dei mali: l’unica via d’uscita. Più il tempo passava, meno mi rendevo conto di quello che succedeva. Mi hanno guidato nella confessione. È stata tutto meno che un’ammissione spontanea. Quella mattina i carabinieri hanno raggiunto il loro scopo. Non capivo cosa capitava, pensavo solo a Rosa. Loro dovrebbero vergognarsi per quello che ci hanno fatto. E per come lo hanno fatto. Le macchie di sangue nella mia auto, la confessione, il video del professor Picozzi: a mano a mano che si succedevano gli eventi, si rafforzava la tesi dell’accusa e veniva facilitata la manipolazione. La testimonianza di Frigerio è arrivata a quel punto, ma lui non può avermi visto quella sera. Io non ero lì, ero da tutt’altra parte con Rosa.

Lei adesso si dichiara innocente. Allora chi sarebbero gli autori della strage di Erba?
Visti i metodi che alcuni carabinieri e magistrati usano per arrivare a una loro verità, i pensieri che ho li tengo per me: non voglio che altri soffrano ingiustamente.

Come si immagina fra vent’anni?
Francamente non ci ho mai pensato.

Via | Panorama

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