Affari italiani: Federazioni, presidenti eterni e atleti manager per diritto divino

Con la rinuncia di Roma a essere candidata olimpica nel 2020 si apre uno squarcio sulla gestione politica dello sport italiano. E nell’occhio del ciclone ci sono i presidenti eterni. Come Giancarlo Dondi

Il no di Mario Monti a Roma olimpica ha dato uno scossone fortissimo al Coni e alla gestione dello sport italiano a tutti i livelli. Tra polemiche, rimbalzi di accuse, difese d’ufficio e dubbi torna in auge una proposta di legge che vuole limitare il “potere temporale” dei massimi dirigenti sportivi. E un articolo di Repubblica fa un interessante quadro della situazione. 

A firma di Fulvio Bianchi, l’articolo affronta il tema delle durate delle presidenze federali. Che secondo l’autore, ma non solo, sono troppo lunghe. E ripropone la proposta di legge del senatore Pd, Raffaele Ranucci, che vorrebbe limitare a due mandati la permanenza ai vertici delle federazioni sportive italiane. Un articolo in cui non si cita né il rugby né il presidente Dondi, ma che lo riguarda da vicino (e riguarda anche alcuni altri personaggi del mondo ovale italiano). Ecco alcuni stralci.

“Il flop olimpico, con lo “schiaffo” di Mario Monti a Roma e al suo sindaco Alemanno, ha aperto riflessioni anche all’interno del mondo dello sport. Giovanni Petrucci, presidente del Coni, è uno dei pochi (pochissimi) che ci ha messo la faccia e, forse perché è in scadenza di mandato, ecco che molla fendenti a dritta e a manca. Il prossimo anno, come noto, Petrucci lascerà la poltrona a Raffaele Pagnozzi (escludo che ci possano essere altre candidature, almeno al momento). In futuro, il nuovo presidente del Coni (così come i membri di giunta) potrà quindi restare in carica al massimo per due mandati. Lo prevede la legge e anche lo statuto dello stesso Coni. Diverso il caso dei presidenti di Federazione: loro possono superare il secondo mandato se vengono rieletti con almeno il 55% delle preferenze. Cosa abbastanza probabile, in molti casi, per chi ha governato a lungo una Federazione e si è garantito un largo consenso. Questo porta, ovviamente, ad autentiche “dittature” che non sempre fanno il bene dello sport. […]

Il problema, ovviamente, non è la persona, ma c’è da chiedersi se è giusto che certe cariche sportive durino così tanti anni? Oppure è necessario un ricambio? Ma la poltrona bisogna guadagnarsela con le capacità, il talento, la volontà, eccetera. Non come certi ex atleti che pensano debba arrivare per diritto divino. […]

Il senatore Pd, Raffaele Ranucci, da uomo di sport, sostiene, addirittura dal 2008, che anche i presidenti di Federazione non debbano superare il secondo mandato, senza quindi usufruire, come adesso, dell’escamotage del 55%. Ranucci spiega, nel suo disegno di legge, che lo scopo della modifica è proprio quello di sottrarre “il Coni e le Federazioni sportive nazionali al rischio di cristallizzazioni nell’assetto gestionale”. E questo per “garantire efficienza e credibilità alle istituzioni sportive del nostro Paese, ma può anche costituire – in questa congiuntura politica e culturale – un utile segnale di risposta alle istanze di moralizzazione della classe dirigente che sempre più spesso si levano dalla società civile”.

Giusto: per quanto riguarda il n.1 del Coni, e gli stessi membri di Giunta, in futuro ci sarà il blocco, come detto, al secondo mandato. Resta da mettere mano alle Federazioni, in alcuni casi autentici centri di potere (quasi eterno…). L’iniziativa di Ranucci sicuramente potrebbe dispiacere a molti presidenti (vedremo quanti ne cambieranno il prossimo anno) ma a qualcuno può anche fare piacere”.

Serve aggiungere altro?