Porto Rico in Default: gli Usa escludono il salvataggio

Dopo l’annuncio di insolvenza del mese scorso, Standard & Poor’s ha nuovamente abbassato il rating di Porto Rico. Il Dipartimento del Tesoro Usa si defila

La situazione fiscale di Porto Rico si fa sempre più preoccupante. A certificarlo è stata anche Standard & Poor´s, che ha nuovamente abbassato il rating del paese. Ormai il default appare palese per il protettorato statunitense, che di fatto non può accedere al mercato finanziario dopo il mancato rimborso da 58 milioni di dollari dovuto ai creditori (detentori di titoli di Stato).

Per parte sua, il Dipartimento del Tesoro Usa, pur riconoscendo lo sforzo delle autorità locali, fa capire che Washington non può fare molto per alleviare la crisi che ha colpito l’isola caraibica. E Barack Obama insiste sul fatto che bisogna ridurre il deficit e migliorare la comunicazione con gli investitori. Insomma, il salvataggio americano è escluso.

Tuttavia sia a livello politico che economico si apre una contraddizione. Tanto per cominciare i titoli obbligazionari di Porto Rico, a differenza del debito sovrano della Grecia, sono in mano ad investitori americani. Nello specifico più del 20% del debito è detenuto da Hedge Fund (meglio conosciuti come fondi-avvoltoio). Questi hanno annunciato azioni legali nel caso di ristrutturazione, già rivendicata dalle autorità locali nello stesso giorno (il 19 luglio scorso) in cui hanno dichiarato l’insolvenza del paese. Ricordiamo, inoltre, che gli Hedge Fund sfruttano il protettorato per la sua bassa tassazione come paradiso fiscale.

Come riportato da Il Manifesto ieri, il direttore del bilancio di Porto Rico non lascia spazio a margini di trattativa. Ecco cosa ha ribadito: “La priorità del governo è quella di fornire servizi pubblici, e non non di effettuare pagamenti per ripagare i creditori” . E il governo del protettorato pare avere il coltello dalla parte del manico sulla questione, favorito dalla sua forma costituzionale ibrida.

Porto Rico non è uno Stato sovrano, per il momento è “associato” agli Usa. Dopo un passato coloniale, l’isola non fa ancora parte della Federazione, anche se è stato avviato l’iter legislativo per l’incorporazione. In questa posizione di “ambiguità” l’isola caraibica non può fare ricorso al Fondo Monetario Internazionale perché non ha piena sovranità. Ma, allo stesso tempo, non essendo parte degli Stati Uniti, non può attivare la procedura di fallimento degli enti locali, come ha fatto ad esempio in passato la California.

La situazione potrebbe diventare esplosiva se i fondi-avvoltoio, consorziati, vincessero la battaglia legale e le autorità isolane cedessero. Chiedere ulteriore indebitamento e tagli alla spesa alla popolazione appare impossibile, visto il contesto socio-economico in cui versa l’isola. Tanto per fornire un dato: il 56% dei bambini vive in povertà e il governo ha già chiuso un centinaio di scuole.

In settimana, la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Marco Rubio hanno deciso di recarsi sull’isola. I due candidati alla Casa Bianca per le elezioni Usa 2016 hanno deciso di dare un segnale di vicinanza a Porto Rico, anche se l’obiettivo principale del loro viaggio era naturalmente quello di mettersi in tasca il voto degli immigrati residenti negli Stati Uniti.