Onu: “Gaza sarà inabitabile tra 5 anni”

Il rapporto Onu denuncia condizioni di vita difficilissime nella Striscia di Gaza. Le cause sono da rintracciarsi nell’embargo, nell’instabilità politica e nella carenza di infrastrutture

Se non ci saranno significativi segnali di cambiamento, la Striscia di Gaza sarà “inabitabile” entro il 2020. La previsione è contenuta in un recente rapporto dell’Unctad, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di commercio internazionale e sviluppo. L’organizzazione ha svolto un’attenta analisi socio-economica sul territorio devastato dall’intervento militare di Israele della scorsa estate.

Per l’Onu, ad incidere negativamente sull’economia di Gaza è stata la continua instabilità politica verificatasi dagli accordi di Oslo (’93-’95) fino ad oggi. Il rapporto, prendendo in esame questo lasso di tempo, parla di periodi di pernicioso “de-sviluppo” (momenti in cui lo sviluppo non è semplicemente ostacolato, ma invertito). La contrazione economia si è avvertita nei periodi “più caldi“, con l’inizio della prima intifada nel 2000 e con i tre interventi militari di Tel Aviv degli ultimi sei anni.

Per la prima volta dal 2006 il Pil è negativo e condizioni economiche così disastrose non si registravano dal 1967. Tale congiuntura va spiegata anche alla luce dell’embargo degli ultimi otto anni. Dal 2007, infatti, l’export è vietato e sono crollati i trasferimenti di denaro e le importazioni. Le infrastrutture, poi, o mancano o sono sono di pessima qualità. A tale riguardo non si può non sottovalutare che 1milione e 800mila persone si approvvigionano di acqua da una falda costiera, che per il 95% è non potabile. Si stima, inoltre, che l’energia elettrica disponibile non soddisfi più del 40% della domanda. E questi dati sono fermi al 2012, prima che la centrale elettrica fosse danneggiata dai bombardamenti di Margine Protettivo del 2014.

Il rapporto dell’Unctad fa presente che ci sono 500mila persone sfollate a seguito dei bombardamenti dell’anno scorso. E bisogna tenere in considerazione la distruzione o il grave danneggiamento di più di 20mila abitazioni palestinesi, 148 scuole, 15 ospedali e 45 centri sanitari di pronto soccorso. Il settore agricolo ha subito 550milioni di dollari di perdite, mentre 300 centri commerciali sono stati praticamente cancellati.

Durante l’anno passato, la disoccupazione della Striscia ha raggiunto il 44%, il livello più alto mai registrato, mentre l’incertezza alimentare riguarda il 72% delle famiglie. Il numero dei profughi palestinesi che vive solo di aiuti alimentari distribuiti dalle agenzia Onu è passato da 72mila nel 2000 a 868mila nel 2015: metà della popolazione di Gaza.

Le condizioni di vita nella West Bank, invece, sono molto al di sopra di quelle di Gaza. In questo territorio vive la maggioranza dei coloni israeliani, aumentati in maniera esponenziale con gli accordi di di Oslo e le politiche di occupazione di Netanyahu. Oggi il Pil della zona occupata illegalmente dagli israeliani è di oltre il doppio di quello della Striscia.