Legge bavaglio in Spagna: prime sanzioni

Vietato pubblicare foto di un auto della polizia su un parcheggio per disabili, vietato definire “sfaticati” gli agenti delle forze dell’ordine, vietato criticare aspramente i politici.

Della “legge bavaglio” recentemente approvata in Spagna si era parlato qualche tempo fa, per le proteste che avevano accompagnato il suo iter parlamentare e per la gravità di una legge che, come affermato da più commentatori, “riporta il paese ai tempi bui di Franco”. A due mesi di distanza dall’entrata in vigore delle normative che restringono, e non poco, la libertà di manifestazione e anche di critica per gli spagnoli, il sito Valigiablu ha raccolto qualche esempio degli effetti provocati dalla legge.

Le vittime sono quelle che si potevano prevedere: prostitute (colpite due volte: dagli sfruttatori e anche dalle multe), cittadini che criticano le forze dell’ordine e i politici, chi “istiga” sui social network e per strada. E a far paura non sono tanto le multe da centinaia di migliaia di euro (che probabilmente non si vedranno mai, salvo casi clamorose) ma le “piccole” multe da qualche centinaia o poche migliaia di euro che possono mettere in seria difficoltà i budget familiari.

Tra gli esempi riportati da Valigiablu quello che probabilmente fa indignare maggiormente riguarda le multe comminate alle prostitute, accusare di “realizzare atti di provocazione sessuale nella via pubblica mediante l’esibizione oscena del corpo, con l’obiettivo di captare clienti per esercitare la prostituzione, con conseguente rischio per la sicurezza viale”. Svetlana, il nome è di fantasia, ha ricevuto per questa ragione una multa da 600 euro.

La conseguenza è facile da immaginare: dal momento che la multa colpisce la lavoratrice costretta dagli sfruttatori alla prostituzione, non solo dovrà pagare lei una multa per “atti di provocazione” che hanno altri colpevoli, ma dovrà anche probabilmente subire una punizione da parte trafficanti di donne. Il tutto senza combattere in alcun modo la prostituzione e la tratta umana che spesso ci sta dietro.

Si stanno diffondendo anche le multe nei confronti di chi critica o assume un atteggiamento troppo confidenziale con le forze dell’ordine, sia che la cosa avvenga sui social network sia che avvenga nel mondo reale.

Eduardo Diaz, di 27 anni, ha ricevuto una multa per “infrazione lieve alla Legge di sicurezza cittadina” per aver definito su Facebook “casta di pigri” le forze dell’ordine della sua città Guìmar. L’accusa è di “mancanza di rispetto e considerazione verso le forze dell’ordine”. Un camionista ha invece ricevuto una multa da 300 euro per aver chiamato “colega” (amico) un poliziotto che gli aveva chiesto di sottoporsi all’etilometro. Una parola “dispregiativa e sconsiderata”.

C’è poi il caso che forse più di altri mostra come questa legge metta al riparo dalle critiche le forze dell’ordine e come possa essere utilizzata in maniera arbitraria, confidando che i cittadini colpiti da un vero e proprio abuso non facciano ricorso per non complicarsi ulteriormente la vita (e non mettere ulteriormente a dura prova il portafoglio).

Sulla pagina Facebook “Non sei di Petrel se non…” (equivalente ai nostri “sei di Milano se…” e simili) un membro del gruppo ha pubblicato una foto di una macchina della polizia in un parcheggio per disabili, corredando l’immagine con un “non sei di Petrel se non… parcheggi dove ca**o ti pare e in più non ti fanno la multa”.

All’articolo 36 della nuova legge c’è però scritto che è vietato “l’uso non autorizzato di immagini o dati personali o professionali delle autorità o dei membri delle forze dell’ordine che possano mettere in pericolo la sicurezza personale o familiare degli agenti, delle installazioni protette o a rischio l’esito di un’operazione, con rispetto fondamentale al diritto all’informazione”.

La persona colpevole di aver pubblicato la foto ha ricevuto la multa nel giro di 48 ore. Ma può davvero essere ritenuta colpevole di “aver messo in pericolo la sicurezza” degli agenti? Difficile, visto che gli agenti nemmeno si vedono e che nel complesso l’articolo della legge non sembra avere molto a che fare con la foto in questione. Il ricorso, insomma, potrebbe essere vinto. Ma fare ricorso costa: bisogna prima pagare comunque la multa, poi fare ricorso, assoldare un avvocato, dare vita a una causa. Soldi e tempo. così, è chiaro, in molti pagheranno la multa ed eviteranno di complicarsi ulteriormente la vita. Gli abusi di una legge che comunque è già estremamente criticabile di per sé, rischiano così di restare impuniti.